I’m not as sad as Dostojevskij, I’m not as clever as Mark Twain (cit.)

Avete mai provato a fare il sympa ad un colloquio di lavoro? Io sì, qualche anno fa. Non fatelo. Del tipo ritrovarsi di fronte la psicologa-cessa addetta alle selezioni del personale ed il responsabile delle assunzioni per conto dell’azienda, simpatico come un dito nel culo e che per brevità chiamerò il cornuto.
psicologa-cessa: che lavoro fa tua madre?
dufresne: insegnante… insegna all’asilo.
p-c: che poi ora mi sembra si dica “scuola dell’infanzia”, vero?
dufresne: sì, in effetti mia madre mi riprende sempre quando parlo di “asilo”…
p-c: ma alla fine sono solo formalità burocratiche. Ora si dà troppo peso all’apparenza… (segue pippone –giustissimo– sulla vacuità degli eufemismi dei tempi moderni)…
il cornuto: eh, e poi ci tengono alle formalità, guai a trasgredire, si incazzano proprio!
[sguardo tra l’attonito ed il perplesso di dufresne]

dufresne
: sì sì, infatti una volta un bambino si è avvicinato a mia madre per confessarle maestra, lo sciai che mi piasce tanto venire all’asilo? L’ha picchiato.
Lei, cogliendo l’ironia un po’ cinica si è subito messa a ridere. Mi volto verso di lui: una maschera che lasciava trasparire solo orrore. Volto di pietra. Tutt’intorno una distesa di ghiaccio, e mi sono sentito come se stessi camminando a piedi nudi sulla superficie del lago ghiacciato di Peipus. Freddino, vero? Così mi sono sentito in obbligo di aggiungere “sto scherzando”. Allora lo psicorigido (e cornuto) finalmente si scioglie (insieme al ghiaccio) e si lascia andare. Alla fine sorrisi ed inculate, anche se quel lavoro non l'avrei mai fatto.
E vabbè, a questo punto avrete capito il motivo che ultimamente mi ha portato a scrivere poco. Perché la mia testa ed i miei pensieri erano tutti proiettati verso un evento, una meta tanto agoniata. Ero in attesa di una sospirata risposta che sarebbe dovuta arrivare qualche giorno fa. Ecco, il sarebbe si è trasformato in non-mi-hanno-chiamato. L’ennesimo colpo basso al mio già fragile ego.
E pensare che credevo di avere tutte le carte in regola per questo lavoro. Passione e competenza. In più grande professionalità del sottoscritto durante il colloquio e determinazione a fare bene (senza battutone-nerd da somministrare agli esaminatori-kappler). Con la mia mente, emotiva ed ansiosa che comunque scriveva il copione delle più grandi figure di merda che –sicuramente– avrei fatto. Come inciampare e finire disteso per terra con posa a là Gesù Cristo. Sai che vergogna. O sputare sul foglio mentre parlo. Cose così.
Mi potrei nascondere dietro mille banali e vigliacche scuse, giusto per non ammettere la triste realtà. Ci sono molti ragazzi più brillanti di me e che sono stati ritenuti più idonei.
Io tiro fuori l’orgoglio e vado avanti. Giro la pagina di un romanzo (un dramma?) che mi stava appassionando e nel quale avevo riposto molte (troppe) speranze, ma con un finale deludente.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

“Ci sono molti ragazzi più brillanti di me e che sono stati ritenuti più idonei”
Cit.


Caro Giacometto, come ben sai un file rouge ci accomuna: la paura di non essere all’altezza delle situazioni e un' autostima compresa nell’intervallo -1 e +5 (il tutto su una scala da 0 a 30…).
Permettimi, tuttavia, di condividere con te alcune riflessioni che, solo alla rispettabile età di 31 anni, ho iniziato a fare e che mi stanno portando ad agire in modo diverso.
Per anni, non ho rischiato di mettermi in gioco per paura che, come dicono quelli bravi, il “dato di realtà”, confermasse le mie paure, cioè di essere un incapace, imbranato, non all’altezza delle situazioni. E’ una strategia di difesa ok. Quando sentiamo di essere in pericolo e, nel nostro caso, il pericolo è un attacco all’autostima, cerchiamo modalità per proteggerci. Ok anche questo. Ma quali risultati ho ottenuto?Mi sono lasciato sfuggire opportunità e soprattutto, ho continuato a credere di essere un coglione!! Il tutto in un circolo vizioso dal quale non uscivo! A questo punto mi si è accesa una lampadina: se proprio devo credere di essere un incapace, vorrei che almeno ci fossero dei dati a confermarmelo!E se i dati, dovessero confermarmi che non riesco in una cosa, non significa che non possa riuscire in un’altra! Insomma una cosa è il fare ed una cosa è l’essere: fare una cosa sbagliata, non significa essere una persona sbagliata!!
Nella mia esperienza ho scoperto che alcune cose, diciamocelo Franca-mente (ahahah), non sono cazzo mio (tipica espressione lucana ad indicare una incapacità nello svolgere determinate mansioni), ma in altre non me la cavo male! Sono, insomma, uscito dalla mia egocentrica autoreferenzialità, a favore di un approccio “un tantino”più realistico!
Tornando alla citazione di cui sopra: tu reputi una persona più brillante di te da cosa? Dal fatto che magari ha lavorato da più tempo in un settore nel quale tu non hai mai lavorato? Bè…questa si chiama esperienza non talento!Certo, sono più idonei, ma non più brillanti! E poi con quali strumenti e su quali basi i selezionatori possono dare giudizi di merito sulla persona e il tutto in 1 ora di colloquio? Te lo dico io:nessuno! Inizio a conoscermi solo ora, dopo 31 anni, figurati che cazzo ne sanno loro dopo un’ora di chiacchierata!
Ho visto e ti parlo da ex-selezionatore, scartare persone tecnicamente valide per un determinato lavoro, per i motivi più diversi, compresi errori di valutazione del selezionatore (vatti a cercare in internet il cosiddetto “effetto alone”). In conclusione non siamo perfetti ma manco munnezza!

P.S. t’aggia rà semp roi euro.

dufresne ha detto...

posso chiamarti "peto il saggio"?
penso riunisca in sé tutte le tue qualità: goliardia e intelligenza.

grazie come sempre dei consigli e delle preziose parole!