The Black Cab Sessions

Dopo i geni di La Blogothèque ed i loro take-away shows (ricordate i piccoli ballerini dei Menomena e gli Arcade Fire nel montacarichi che tengono il tempo strappando le pagine di una rivista?), ecco altri giovini che amano ascoltare e vedere la musica anche da un’altra prospettiva. La filosofia è semplice: prendere un taxi londinese, farci salire alcuni dei miei cantanti preferiti - Will Sheff, Britt Daniel, i The National – ed invitarli a suonare una loro canzone in acustico a spasso per la città. Mentre fuori tutto scorre frenetico ed ignora, o è indifferente, al carrozzone d’arte ambulante. Nel senso più nobile del termine.
One song. One take. One cab.

Storie di rocchennroll

Nel 1995 avevo quindici anni, i capelli più lunghi e, ahimé, sicuramente anche molti di più. E forse meno brufoli di ora.
Nel 1995 i Fugazi suonarono al Forte Prenestino, ed erano già entrati nelle mie orecchie, nella mia testa, nel mio cuore, nel mio essere. Il Mucchio Selvaggio, che allora compravo saltuariamente, pubblicò un resoconto della serata, accompagnato da un’intervista. Da quel momento non ho (quasi) mai dimenticato di leggerlo, prima ogni settimana, ora ogni mese.
Adesso quello che meno mi convince sono alcune sue divagazioni politiche; certe informazioni tendo a cercarle da qualche altra parte. Non come quando avevo quindici anni, eh, che ascoltavo improbabili radio romane antagoniste ed autogestite, nelle quali l’argomento più o meno ruotava sempre e solo intorno alle ragioni della guerriglia maoista delle forze antigovernative in Kaquigastuzannk.
Le riviste musicali le ho sempre lette perché mi fornivano nuove e più profonde chiavi di lettura della musica che ascoltavo e che io, ingenuo e giovane ascoltatore, non avrei potuto cogliere da solo. Ora che ho avuto modo di farmi una modesta - modestissima, modest mouse - cultura musicale, le leggo perché so che non si finisce mai di imparare.
Ecco, io la musica non l’ho mai vissuta come puro intrattenimento. Penso di averlo ereditato da mia madre; il suo è uno sguardo di qualcuno che cerca di vedere oltre la superficie, che cerca di leggerti dentro. Fondamentalmente, mosso dalla curiosità e dalla passione, amo scavare.
Da un po’ di tempo, sul Mucchio, Alberto Crespi ci racconta il flip side di alcune canzoni, tutte immortali. Tutte storie affascinanti, che ne sono alla base, che le hanno ispirate. Storie di R’n’R, insomma.
C’è stato Leonard Cohen; questo mese c’è Billie Holiday con il suo strano frutto.

Anche noi, come voi, canterem così...

Topolin, Topolin, viva Topolin!

Etere (non nel senso di anestetico)

Questo pomeriggio, due eventi inesplicabili.
- Perché hanno trasmesso The Niro su Radio2?
- Ma soprattutto, perché ascoltavo Radio2?
Adjornamònt: ho appena scoperto che è scaricatissimo da quel sito là, quello della mela smangiucchiata. L'arcano diventa ancora più misterioso. Ed io che credevo di trovare in cima alle classifiche ben altri nomi. Tanto ora arriverà San Scemo a ristabilire l'ordine costituito.

You know, I never claimed to be a stone

Visto che nella vita bisogna saper perdere, se la società per la quale lavoro non si vedesse rinnovato l’appalto, come unica e valida alternativa all’eroina, nel momento di maggiore sconforto e mettendo da parte onestà intellettuale, coerenza e dignità (tutte cose sempre meno presenti in questo paese, così come all over de uorld), per un evento che eufemisticamente chiamerei ossessione, ho pensato bene che accenderò un cero alla Maronna, con l’unico scopo di poter trovare nuova occupazione. Che al solo pensiero starà già piangendo. Sì sì, già me la immagino, e Mast**la lì subito ad accodarsi millantando che quelle lacrime siano per le ingiustizie che sta subendo. Vabbè, sto divagando.
Per poi, nel dubbio, organizzare una gita nel deserto di Nazca, camminando con le ginocchia su un tappeto di ceci misti a pietre e cantando un mantra in onore di Krishna. Il tutto con un occhio rivolto al cielo (ed in verità vi dico, una sui coglioni), nell’eventualità che i raeliani (sì, quelli del culto ufologico) abbiano ragione. Infine tutti in pellegrinaggio al Muro del Pianto, indossando rigorosamente uno chador, casomai non fossi uomo abbastanza ai suoi occhi.
Nel punto di morte, ovviamònt, ritratterei tutto.

Naturalmente poi non farò nulla di tutto questo.
Ad essere lucido mi posso accorgere che i miei libri, la mia musica, i miei film, i miei amici mi faranno sempre vincere sugli spietati ingranaggi del capitalismo e sulle mie assurde dinamiche familiari. Cadrò in piedi.

Ora che ho così tanti motivi per essere felice.
Ora che ho lei.

24 Grana, Strike, Roma [15.02.2008] - edited -


Dai, poche palle, anche se qui c’è anche tanto rock e punk, chi mi conosce lo sa che non supporto, né sopporto, il dub, il reggae'n'roll, lo ska, i testi politicizzati da centro-sociale-figlio-di-papà, e vabbè, continuate voi.
Però Francesco Di Bella possiede un qualcosa che manca a molti altri, un dono che in pochi hanno il privilegio di avere: il talento. Quello vero, quello che te lo fa invidiare ogni volta che premi il tasto play o che lo vedi salire sorridente su un palco. E forse perché è molto più di tutto questo: anche se ad uno sguardo od ascolto distratto potrebbe sfuggire, è un cantautore. Come la chiamereste la poesia dei suoi testi?
Praticamente un one-man show di quasi due ore, che ti fa capire come i 24 Grana siano sempre più la creatura di questo piccolo scugnizzo. Come nel disco, così nei live. Sarà pure un tossico a volte barcollante, ma con tutto il carisma che si ritrova potrebbe reggere il palco benissimo da solo. Si agita, balla in modo improbabile, si fa passare le canne dalle prime file, si lancia sopra la folla, e, ogni volta che apre bocca per rivolgersi al pubblico lo fa in dialetto, trasudando, ad ogni parola, amore per la sua città. Roba che se lo facesse qualcun altro cantante, penserei sei simpatico uno, sei simpatico due... invece lui riesce ad essere perfino malioso, con la sua sincera e tormentata vena e quegli occhi vivaci, che in molti, ammettetelo, pensavano di trovare spenti.
Mannaggia a me che non ho portato la reflex. Vabbuò, tanto non le avrei mai fatte così belle; la foto l’ho presa da qui.
Momento miele: cantare insieme, emozionati e stretti in un abbraccio, Kevlar.

Pearls

Conversazione con un nostro amico, quello con il petto grosso.

Lui: Non puoi fuggire dalla tua natura, passionale e malinconica.
Lei: Io vorrei fuggire solo da 'sta nostalgia... ca' mi piglia pure se veru nu Plasmon.

Ecco, anche per questo ti amo così tanto.

A marzo è primavera

Ecco dove potrete trovarmi nelle serate marzoline della capitale (as usual, cliccateci sopra).
I più scaltri di voi si saranno accorti della coincidenza delle date per l'uomo spesso chiamato E. e gli o.d.p., chiaro segno di una coincidenza astrale sfigata che non si verificava dai tempi del diluvio universale.
Il sottoscritto, però, volendola dare in barba agli dèi malevoli, si è già studiato il percorso più breve per scappare con la sua motoretta dall'Auditorium fino a Via Casilina Vecchia alla fine del concerto degli Eels, sperando di arrivare in tempo per godere almeno di qualche minuto del live degli emiliani (che Lenin li protegga).
Non mi avrete mai.

Two more years, two more years, to hold on (cit.)

Ecco, ci risiamo, tra poco più di due settimane saprò cosa mi riserva il mio futuro lavorativo. La società per la quale lavoro dovrà affrontare una nuova gara d’appalto; perdendola, si scatenerebbe un effetto domino che si schianterebbe direttamente sulle teste di noi poveri lavoratori precari.
E sinceramente non scambierei mai la mia condizione di lavoratore sfruttato e represso con l’immaginario tipico del fan-cats-ist à la Oblomov, perché non mi si addice proprio, nonostante nei momenti di maggiore stress la aneli prepotentemente.
Perché, in fondo in fondo, penso che il contributo che possa dare a questa società non consista solo nel lavarmi i denti tre volte al giorno, farmi la doccia tutte le mattine, essere educato, fare raccolta differenziata con ogni tipo di rifiuto o comprarmi i ciddì dopo averli sca*icati (solo quelli più belli, eh).
Se tutto ciò dovesse avverarsi saranno veramente cazzi. Cazzi dovuti al mix letale composta da perdita-di-lavoro più mancanza-di-soldi.
E questa sorta di finta maschera di cinismo che mi faccio cadere addosso non basterà di certo a proteggermi questa volta. Che poi in questo momento dovrei già essere in qualche paese dell’est europeo, impegnato in un programma di sviluppo economico agli ordini di un qualsiasi istituto pubblico di collaborazione internazionale, con uno stipendio immorale pagato da voi contribuenti. Ma questo progetto, per colpa mia, è ancora un sogno. Ora lo stipendio immorale ce l’ho, ma in un altro senso, con buona pace dei mammasantissima del sindacato, per i quali non esistiamo e quindi se ne fottono allegramente di quelli nella mia condizione.

Mano sul cuore

Visto che in questo periodo sono in vena di sentenze assolutiste, ho deciso da un po' di giorni che, when I am king, Angeles di Elliott Smith diventerà il nuovo inno Americano.
È giusto sappiate che ha vinto all'ultimo secondo contro Ashes Of American Flags dei Wilco.
Uh-huh, uh-huh, uh-huuuh.

Sò tutti froci col culo degli altri

E ora fai a pugni con la vita. E probabilmente ti senti quello strano sapore di ferro in bocca, del sangue che stai sputando: sono solo i pugni che hai preso, ma sei ancora in piedi.
Ti fai settantacinque domande, di risposte ne trovi poche e per giunta ti sembrano tutte sbagliate. Ma non ti preoccupare, non è che tu sia la persona più lucida del mondo in questo momento. Se guardi troppo intensamente una foto i suoi contorni cominciano a sfumare e a confondersi, se pronunci troppo spesso una parola, sembra perdere di significato. Quindi se ora cerchi solo tutti gli errori che hai fatto, per meglio metabolizzare il trauma, in realtà stai cercando i tuoi errori senza chiederti se tu ne abbia fatti veramente. Non ci sono errori nel porre fiducia nella persona che vorresti accanto a te, non ci sono errori nel lasciarsi trasportare dalla passione ed aprire il cuore.
Se stai cercando una lezione in tutto questo è che a lanciarsi con entusiasmo, anche se poi si finisce con le ossa rotte, si vince sempre.
Presto tornerai ad essere straripante e a quella finta leggerezza, senza mai essere superficiale, che sono le tue migliori qualità. Riusciresti a trovarle anche se si volessero nascondere. E quando tornerai a sorridere, vedrai, una risata la seppellirà.
Se ti poni settantacinque domande e ottieni poche risposte, tra quelle che ti mancano c'è sicuramente un bel vaffanculo.
Ricomincia da qui.

Forza Giacomino

Ci siamo quasi, le elezioni sembrano sempre più imminenti. Proprio nel momento in cui sono arrivato al massimo grado di disaffezione e sfiducia verso la politica. Per questo, animato più che altro da spirito di conservazione, perché pensare allo stato attuale della nostra italietta è piuttosto deprimente, mi faccio forza, mi convinco quasi e delibero che: nonostante l’incapacità manifesta nel promulgare leggi elettorali decenti (come minimo costituzionali), le collusioni mafiose, i mafiosi, gli appalti pubblici pilotati, le concussioni, l’attaccamento strenuo e forzato alle poltrone, gli interessi personali, le leggi ad personam ed il populismo, la politica italiana non è poi tanto male.

Margerine

Una puntata dei Simpson, la musica, l’etica e l’estetica dei primi anni novanta.
Manca solo un libro di narrativa inglese, l’ironia intelligente e dissacrante di Luttazzi ed un documentario di Atlantide su La7 per farmi felice.


Non si esce vivi dagli anni ottanta, però pure dai novanta non si scherza.
Nostalgia portami via.

Grazie a
stereogram. E vabbè, pure a stereogum.

So long, goodbye

Eppure non me l’aspettavo. Forse negli ultimi mesi ti avevo un po’ trascurata, questo è vero. Negli ultimi tempi ci vedevamo sempre meno e non c’era già più quell’intesa, quell’entusiasmo che caratterizzava le nostre prime uscite. E tutte quelle attenzioni pian piano hanno lasciato il posto all’abitudine; tutto dopo un po’, ahimé, diventa consueto. Ora quasi logoro. Mai però ho pensato che sarebbe finita così, all’improvviso.
Se ripenso a tutti i soldi che ho speso per te, ma no, ora non è il tempo delle recriminazioni, questo è il momento per riflettere su tutti gli errori che ho fatto. Non mi pento di tutti i sacrifici che ho dovuto fare per te, non sarebbe giusto, nei miei confronti, nei tuoi, e della nostra storia.
Mai però, lo giuro, ho sottovalutato il tuo valore. Sei sempre stata un vanto per me, soprattutto tra gli amici, e perdonami se detto così sembra di cattivo gusto. Proprio le amiche e gli amici che ora cercano di infondermi coraggio, dicendomi di farmi forza, ed io che fingo di ascoltarli, di seguire i loro consigli, invece non faccio altro che pensare a te. Quante volte abbiamo cantato insieme e le casse sembravano quasi scoppiare. Come ti muovevi sensuale sotto di me, nervosa sospiravi ogni volta che affondavo.
Sei stata la compagna e testimone di molti momenti, sempre passati insieme.
Capita che si rompa qualcosa e, a volte, per trascuratezza, si lascia passare troppo tempo. Tanto pensi che, prima o poi, ogni cosa si possa risolvere e tornare al proprio posto. Solo che questa volta sembra tutto così irreparabile. Ed io sono così stanco ora, anche un po’ rassegnato.

E poi, sinceramente, se proprio devo dirla tutta, mi ero proprio rotto i coglioni di tutta l’acqua che perdevi.
Addio, mia piccola 600.

La città più bella del mondo, vista con gli occhi di dufresne, part trì - Because this river is wiiiiild

Sottotitolo: La città più bella del mondo che ha dato i natali a Raoul Bova, però pure a Gigi Proietti, voglio dire, part trì - appart tutt questo non è un blog fotografico.

Novocaine for my soul

Arriva un po’ per tutti, alla soglia dei trent’anni, un momento triste nella vita in cui, dopo aver passato metà dell’esistenza a saltellare da un concerto all’altro, si pensa quasi con fastidio all’idea di partecipare ad un qualsiasi evento che richieda di stare rinchiusi insieme a mille sconosciuti, spesso maleodoranti, ad ascoltare musica.
Per fortuna che ci sono
loro a ridarmi entusiasmo, manco fossi Bart al suo primo concerto ruoook degli Spinal Tap; anch’io pieno di energia e ansioso di fare a capocciate con il mio vicino di posto.

La morte della politica

Titolo impegnativo, eh? Non preoccupatevi, sto solo per dirvi, as always, le solite quattro banalità e/o strunzate.
Perché le persone sentono così forte e necessario il bisogno di schierarsi? Gente intorno a me, che in America avrebbe votato la Clint*n, perché-finalmente-una-donna-al-governo, senza preoccuparsi minimamente del programma. Come quelli che hanno sostituito l’antica superstizione chiamata religione con i loro dogmi materialisti, ignorando che la scienza non è la verità, Milano non è la verità, etc... Incoraggiati da quattro docenti che probabilmente anche loro ignorano che esiste una cosa chiamata filosofia della fisica, la cultura insita nella teologia ed infine il diritto di manifestarle.
Segno del fatto che la laurea non fa necessariamente di un uomo una persona di cultura, come il pollice opponibile non fa di tutti necessariamente un uomo (Sapiens), ma permette almeno di premere il grilletto di un fucile per
la rivoluzione.
E tutti quei pròdi (piaciuto il gioco di parole? no, eh) che si affannano a difendere il governo; senza mai spendere una parola per quelli a progetto come me, che in quanto a diritti stiamo messi peggio di Guantanamo.

Dancer in the dark

Insane in the brain, via Daily Telegraph.
In poche parole, se vedete la procace donzella girare in senso anti-orario, allora è la parte sinistra del vostro cervello che lavora di più (quindi, come da tabella nel link, siete più logici e razionali). Se la vedete girare in senso orario, come il sottoscritto, allora usate di più la destra (le cui funzioni vi portano ad essere più emotivi e ad usare di più l'immaginazione). Se non la vedete proprio, fatevi vedere voi. Da uno bravo.
Se infine vi state chiedendo come sia possibile che la persona accanto a voi la veda roteare nel senso opposto al vostro, allora aspettate qualche minuto, fate abituare il vostro cervello, e vedrete che cambierà verso anche a voi, almeno per un attimo.
Ah, se non la vedete cambiare mai siete un po' psicorigidi, ma sempre meglio dell'ammore mio che, evidentemente essendo psicopatica, la vede cambiare direzione quando va bene ogni 10 secondi.

The rain before it falls

Andai a raggiungerle, ma Rebecca non si girò quando sentì i miei passi sui ciottoli. Si schermò gli occhi, guardò le montagne e disse: “Guarda quelle nuvole. Ci sarà un bel temporale se vengono da questa parte”. Thea sentì l’osservazione: era sempre molto rapida nel notare i cambiamenti d’umore - restavo sorpresa, ogni volta, nell’accorgermi di quanto fosse sensibile, pronta a recepire gli stati d’animo degli adulti. “Per questo hai l’aria triste?” si sentì in dovere di chiedere. Rebecca si girò. “Chi, io? No, non mi dispiace la pioggia estiva. Anzi, mi piace. È il tipo che preferisco.” “Il tuo tipo di pioggia preferito?” disse Thea. Ricordo che aveva la fronte aggrottata, mentre rifletteva su queste parole, poi annunciò: “Be’, a me piace la pioggia prima che cada”. Rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: “Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro”. “E allora cos’è?” disse Thea. E io spiegai: “È solo umidità. Umidità nelle nuvole”. Thea abbassò gli occhi e si concentrò, ancora una volta, a scegliere i ciottoli sulla spiaggia: ne raccolse due e prese a batterli uno contro l’altro. Il suono sembrava darle piacere. Non mi arresi: “Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia”. Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario - perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata. “Certo che non esiste una cosa così,” disse. “È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale.” Poi corse verso l’acqua, con un gran sorriso, felice che la sua logica avesse riportato una vittoria così sfacciata.
[...]

Erano più di dieci anni che non viaggiavo su queste strade. Sembravano assolutamente familiari; e allo stesso tempo assolutamente estranee e lunari. Non riuscivo a conciliare queste due sensazioni. Ricordo questo sentimento - questo pensiero - con estrema chiarezza. La consapevolezza che a volte è possibile – se non necessario – coltivare idee contraddittorie; accettare la verità di due cose che si contraddicono a vicenda. Stavo solo iniziando a capirlo: a riconoscere che questa è una delle condizioni fondamentali della nostra esistenza. Quanti anni avevo? Trentatré ne avevo. E dunque, sì: si può dire che avevo appena cominciato a crescere.


Leggere un libro od ascoltare musica non sono esattamente la stessa cosa, ma questo lo sanno tutti. Richiedono, a volte, diversa attenzione, anche se le emozioni possono essere le stesse; le musiche o le liriche di un album possono catturarti più di un testo scritto, o può avvenire il contrario.
Leggere un libro non è come ascoltare musica. Soprattutto in questo periodo: puoi scaricarti gli emmepitre e poi, se hai la fortuna di trovare grandi opere, tirare fuori il portafogli. Per i libri devi ancora fidarti del giudizio altrui, che poi è anche piacevole e costruttivo ascoltare i commenti di altre persone, soprattutto di quelle che stimi. Allora sfogli la tua solita rivista (che un giorno metterai tra i link del tuo blog, se solo avesse un sito) e ti fermi curioso a leggere l’ennesima recensione. Ma come, il tuo eroe della moderna narrativa inglese ha scritto qualcosa che non vale la pena comprare e leggere?
Ecco, a volte vale la pena rischiare, lasciarsi guidare dal cuore. Per poi cercarlo – il cuore – e ritrovarlo solo in qualche parte intorno alla gola, forse impegnato a scappare da tanto peso, di un viaggio nella memoria dove il colore che meglio si ricorda è il grigio. Qui c’è il sapore e l’odore di mille mondi che sono uno solo, molte esistenze che sono così legate da divenire le stesse.
Non fidatevi delle critiche negative che ha ricevuto. Questo libro è poesia.

Impressioni in gennaio

Rifletti, se tuo cognato nel suo live space inserisce le foto di tutti ma proprio tutti, tranne la tua, un qualche dubbio dovresti pur fartelo venire. Del tipo che la posa da assumere in una foto per renderla un minimo decente sarebbe farti riprendere di spalle, al buio o al limite con in testa il casco della tua motoretta mentre, per allacciarti le scarpe, guardi in basso. Insomma una in cui non si veda la tua faccia. Pensaci.

If ever there was someone to keep me at home, it would be you...


In vista di tutte le nominations per la colonna sonora, in premi più o meno popolari o rinomati. Tutti inutili. Senza dire se sia giusta o sbagliata la ricerca di tanta visibilità, ché ne ho le palle piene dei moralisti della vita degli altri.
Sì, il video fa abbastanza cagare. Però saranno quaranta minuti che ascolto ‘sta canzone. Ultimamente mi ero allontanato dal suo/loro mondo, ora è semplicemente commovente tornare, come ogni volta, ad innamorarmi di quest’uomo e del suo talento immenso. C’è più anima nella sua voce, che in tutte le parole che i poeti possono scrivere. So, play >>.

Epifanìa


Non nel senso di adorazione dei Magi o della vecchia signora portatrice di doni.
Quanto piuttosto di manifestazione, rivelazione. Il tutto nella mia mente, nell'immediata quanto improvvisa consapevolezza -seguita alla visione di un capolavoro- che i film che hanno caratterizzato la mia adolescenza sono ancora quelli che riescono più ad emozionarmi, farmi infuriare, pensare, perfino sognare. Sentirmi vivo.
Meno profondo di quelle immagini, ma altrettanto sentito, quello che scrivo. Sarà che con il cervello mi sono fermato all'età degli scompensi ormonali e dei grandi ideali, dei miti fasulli e dei sogni più o meno irrealizzabili. Oppure, perché probabilmente in quelle pellicole ci sono semplicemente emozioni senza tempo. Premio simpatia per chi ha pensato alla prima opzione.
Vabbè, io vado. Ché domani mattina devo alzarmi prima, così mi compro la Smemo e ci scrivo su i testi dei Peggèm...

So this is the new year, and I don't feel any different

Questo sarebbe momento di bilanci o buoni propositi. Dipende dalla direzione dove si vuole guardare.
Vi lascio invece due video, che mi trasmettono allegria. Più o meno. Di sicuro una splendida rivelazione ed una immensa promessa mantenuta.
Sarebbe momento di bilanci, ma ora è troppo tardi. E fondamentalmente mi cacherei il cazzo di farlo.
Mi rimane sempre quell’attimo per fermarmi e pensare a quanto sono fortunato...








So, this is the new year...

p.s. Sì, sì, lo so che il video degli Arcade Fire è preso da
Pitchfork, ma che ci volete fare, qualcosa di buono l'avranno pure fatto anche loro quest'anno, no? L'altro è un home-movie di Jacob Golden. Le strade sono quelle di Sacramento.

Il barone rampante

Ma in tutta quella smania c’era un’insoddisfazione più profonda, una mancanza, in quel cercare gente che l’ascoltasse c’era una ricerca diversa. Cosimo non conosceva ancora l’amore, e ogni esperienza senza quello che è? Che vale aver rischiato una vita, quando ancora della vita non conosci il sapore?
[...]
Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché, pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così...

[Italo Calvino, Il barone rampante]

Naturalmente, come sempre, un romanzo è molto più di quello che sembra. Dietro l’umorismo e i toni da favola, c’è tutta una parabola di crescita umana.
L’isolarsi come ricerca interiore, come un ripensamento della propria esistenza e di quella del mondo. Critica che deve partire necessariamente dall’indipendenza ideologica nei confronti una realtà dogmatica, liberandosi da tutti i condizionamenti, soprattutto esterni, che ci limitano, in particolare nell’operare del nostro intelletto. Ripensare la società, partendo da se stessi. Qui siamo nell’epoca dei Lumi, ma l’insegnamento è universale.
Cosimo è il mio eroe romantico. Pieno di vita, a volte ingenuo o stupido. Insomma, vero.
E il libro di Calvino dovrebbero leggerlo tutti. A voce alta.
Eppure oggi leggere non sembra più essere un valore, ed i ragazzi si interessano solo di maghetti sfigati. Maledetti giovinastri, vi odio tutti.


Le ultime settimane sono state davvero strane. Ho capito che evitare i libri per ragazzi perché non si è più ragazzi è come sostenere che i thriller sono solo per i poliziotti o i criminali. Così ho scoperto una stanza sconosciuta in fondo alla libreria piena di capolavori di cui non avevo mai sentito parlare. L'equivalente per ragazzi del Falcone maltese e di Sconosciuti in treno. La cosa strana è che leggere libri per ragazzi è come tornare adolescenti: ma sarà buono questo Vonnegut? E Albert Camus? Mai sentito? Il mondo all'improvviso sembra molto più grande.
[Nick Hornby]

Duemilasette

2007, [cliccateci sopra per ingrandire]

Puntuale come ogni anno arriva di questi tempi quell’odioso finto buonismo imperante (cagatevi in mano e prendetevi a schiaffi, solo perché siete finti, non perché siete buoni), spuntano anche le immancabili classifiche musicali che riassumono l’anno che sta per terminare. Io di sicuro non riesco a farne a meno.

Ma come, in tutti questi mesi, non sei riuscito a trovare 20, dico 20, dischi che ti abbiano entusiasmato tanto da inserirli in una classifica di fine anno? No.
Anzi, vi dirò di più. Uno di questi sarebbe potuto essere, non tanto perché questo sia stato un anno deludente, Happy Hollow dei Cursive, che è un disco del 2006. Così come in quella del prossimo anno. E di quello dopo ancora. Perché l’album di Tim Kasher è un disco fondamentale ed epocale per il sottoscritto.
Eisenberg scriveva e io cito a memoria, quindi sicuramente sbaglio: “Ascoltare un disco è come assistere ad una seduta spiritica, dove ognuno evoca i propri fantasmi”.
Allora ecco le emozioni musicali (e non solo, non lo potrebbero mai essere) di un intero anno.

I Wilco hanno, come al solito, dato la merda a tutti. Con un disco stroncato da Pitchfork (perché probabilmente troppo classico e poco sperimentale nei suoni), sito che va molto in voga tra noi studenti-lavoratori giovani e ribelli... Una nota di merito, quindi.
Ha un tratto in comune con l’opera degli Okkervil River, trasmette la stessa sensazione. Solarità. Evento che, per due soggetti come Jeff Tweedy e Will Sheff, è un po’ una congiunzione astrale.
Del disco di Eddie Vedder ne ho già scritto; qui dico solo che c’è senza pregiudizi. Perché è un bellissimo disco folk. Perché la sua voce è come sempre per me accogliente, la voce di un amico che è sempre un piacere sentire. Sensazione di calore e sicurezza. Essere a casa.
Nonostante ciò che si millanta in giro, ovvero di una mia presunta passata infatuazione per O.C., Jacob Golden non l’ho scoperto grazie alla colonna sonora del telefilm. Mi si è presentato davanti come un pugno in faccia, cercando di Elliott Smith (che iddio lo abbia in gloria). Ascoltandolo capirete perché. Un vero gioiello, intimo e triste.
Non triste quanto i testi, i soliti da vero e alto narratore e da mandare giù a memoria, dei Bright Eyes; ma Conor Oberst lo conoscevo ed amavo già. Sapevo che non avrebbe potuto ripetersi nella perfezione di I’m wide awake..., ma è stato molto più di una semplice conferma.
I Two Gallants ho paura che faranno sempre lo stesso disco, ma quegli arpeggi nervosi sono stati compagni di lunghi momenti.
Così un po’ come avviene ormai per le composizioni del collettivo canadese dei Broken Social Scene, capitanato sempre più da Kevin Drew (questo dovrebbe essere considerato un po’ il suo disco solista), nel cui disco però ci sono alcune perle di cui pochi sembrano essersi accorti.
All’opposto c’è la nuova creatura di Damon Albarn, i The good, the Bad & the Queen, spiazzante e per nulla immediata. Nota ricchiona: vorrei essere bello come l’ex giovine sbarazzino di Leytonstone.
Insolito un po’ come il disco dei Menomena, che però è meno oscuro, quasi divertente. E Wet and rusting (mp3, tasto destro. da qui), con la sua batteria sincopata, mi ha fatto muovere il piedino a tempo innumerevoli volte.
Boxer dei The National contiene invece una canzone come Fake Empire, che ho ascoltato più di quanto previsto dalla Costituzione. Anche molto di più.
I Rogue Wave forse li ho semplicemente ascoltati molto. I Sigur Rós ci sono non solo per l’ep che ripropone alcuni brani in chiave acustica, altri li riarrangia, altri li presenta nuovi di zecca, ma soprattutto per il dvd che ripropone l’avventura del tour islandese, suonato in contesti meravigliosi ed evocativi, quanto la loro musica.
Bishop Allen è stato un raggio di sole, gli Spoon il perfetto gruppo pop.
E gli Arcade Fire? Stending ovèscion. L’epicità di alcuni passaggi, il rock come solo Springsteen sa fare, una cascata di suoni, piano ed archi nel finale della splendida Ocean of noise. Tensione alta e costante. Il disco dell’anno. Forse.

- Concerto dell’anno: Damien Rice, Roma
- Disco più rivalutato del 2006, ma-chi-me-l’avrebbe-detto-mai: sì ancora lui, 9, Damien Rice
- Canzone dell’anno che più mi ricorda del mio ammore: I’m a soldier, The Afghan Whigs. Più che altro un tormentone
- Canzone che mi ha più rappresentato: Either way, Wilco (leggetevi il testo)
- Disco che piace a tutti però che palle a me riesce ad annoiarmi: In rainbows, Radiohead
- Canzone più intensa ed emozionante dell'anno: All I need, Radiohead
- Quella che in macchina mi ha fatto cantare di più a squarciagola: Four winds (mp3, tasto destro. da qui), Bright Eyes


Ma come, non hai messo quello, hanno fatto un disco della madonna?! Eh, scrivetelo voi, ché non mi viene il nome...
Ma come, e i You broke my balls, con cui hai rotto le balle tutto quel tempo? Oh, lo sapete che sono instabile. Magari scorrendo la lista lo ritrovate pure.

In rigoroso ordine sparso e confuso (ma non troppo).


1_ Sky blue sky, Wilco / Neon bible, Arcade Fire

3_ Cassadaga, Bright eyes

4_ Into the wild (o.s.t.), Eddie Vedder

5_ Revenge songs, Jacob Golden

6_ The stage names, Okkervil River

7_ Boxer, The National

Spirit if..., Broken Social Scene presents Kevin Drew _ s/t, Two Gallants _ The broken string, Bishop Allen _ Asleeep at heaven’s gate, Rogue Wave _ s/t, The Good, the Bad & the Queen _ Ga ga ga ga ga, Spoon _ Friend and foe, Menomena _ Hvarf/Heim + Heima (dvd), Sigur Rós

Post di servizio

Ho aggiunto molte cose al post precedente.
Ma con chi sto parlando?

Christmas card from a hooker in Minneapolis


E tu, cosa hai ricevuto? Notizia che tutto il mondo sicuramente attendeva con trepidazione. Quindi, sigla del tiggì e tadaaaa:

- un portafogli. voi sapete bene quanto ne avessi bisogno... grazie.
- una sciarpa, dal genio assoluto del mio collega che, senza volerlo, l'ha messa in una busta con su scritto happy birthday.
- brufoli a non finire, grazie alla mia dieta composta esclusivamente da dolci, fritture e frutta secca
- una marionetta di Paperino, dal mio amico che si era sorbito i miei attacchi di nostalgia per i nostri vecchi giochi infantili e conseguente imitazione ossessiva del papero. Oh, ognuno ha gli amici che si merita.
- il singolo natalizio dei Peggèm, o meglio, per ora, gli emmepitre (grazie ai ragazzi di Red mosquito); sicuramente quello più inaspettato
- un libro ed un ciddì, dalla persona che, guarda un po', mi conosce meglio e mi vuole più bene
- l'ennesima conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, del fatto che il sottoscritto e i membri, di ogni ordine e grado, della mia famiglia viviamo su mondi lontanissimi
- at least, but not the last, il regalo che ho fatto a me stesso: non fumare da ben tre giorni, nemmeno una sigaretta

Illusioni

No, il titolo non è una di quelle sparate autocompiaciute sulla vacuità del natale consumista bla bla bla. È molto peggio, è un titolo a la Flickr. La luminaria in realtà è distante molti metri dalla chiesa, ma siccome fondamentalmente non avevo un cavolo da fare, ho pensato bene di perdere alcuni secondi a farla coincidere con i bordi del rosone.
Eh, lo so, probabilmente sarei dovuto rimanere a studiare, ma sono troppo stanco mentalmente ed ho bisogno di riposo.

E la mia capacità di essere sereno in questi giorni dipende dalle distanze. Troppo vicina la famiglia, troppo lontana lei.


[photo by dufresne_as usual, cliccateci sopra per ingrandire]