So this is the new year, and I don't feel any different

Questo sarebbe momento di bilanci o buoni propositi. Dipende dalla direzione dove si vuole guardare.
Vi lascio invece due video, che mi trasmettono allegria. Più o meno. Di sicuro una splendida rivelazione ed una immensa promessa mantenuta.
Sarebbe momento di bilanci, ma ora è troppo tardi. E fondamentalmente mi cacherei il cazzo di farlo.
Mi rimane sempre quell’attimo per fermarmi e pensare a quanto sono fortunato...








So, this is the new year...

p.s. Sì, sì, lo so che il video degli Arcade Fire è preso da
Pitchfork, ma che ci volete fare, qualcosa di buono l'avranno pure fatto anche loro quest'anno, no? L'altro è un home-movie di Jacob Golden. Le strade sono quelle di Sacramento.

Il barone rampante

Ma in tutta quella smania c’era un’insoddisfazione più profonda, una mancanza, in quel cercare gente che l’ascoltasse c’era una ricerca diversa. Cosimo non conosceva ancora l’amore, e ogni esperienza senza quello che è? Che vale aver rischiato una vita, quando ancora della vita non conosci il sapore?
[...]
Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché, pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così...

[Italo Calvino, Il barone rampante]

Naturalmente, come sempre, un romanzo è molto più di quello che sembra. Dietro l’umorismo e i toni da favola, c’è tutta una parabola di crescita umana.
L’isolarsi come ricerca interiore, come un ripensamento della propria esistenza e di quella del mondo. Critica che deve partire necessariamente dall’indipendenza ideologica nei confronti una realtà dogmatica, liberandosi da tutti i condizionamenti, soprattutto esterni, che ci limitano, in particolare nell’operare del nostro intelletto. Ripensare la società, partendo da se stessi. Qui siamo nell’epoca dei Lumi, ma l’insegnamento è universale.
Cosimo è il mio eroe romantico. Pieno di vita, a volte ingenuo o stupido. Insomma, vero.
E il libro di Calvino dovrebbero leggerlo tutti. A voce alta.
Eppure oggi leggere non sembra più essere un valore, ed i ragazzi si interessano solo di maghetti sfigati. Maledetti giovinastri, vi odio tutti.


Le ultime settimane sono state davvero strane. Ho capito che evitare i libri per ragazzi perché non si è più ragazzi è come sostenere che i thriller sono solo per i poliziotti o i criminali. Così ho scoperto una stanza sconosciuta in fondo alla libreria piena di capolavori di cui non avevo mai sentito parlare. L'equivalente per ragazzi del Falcone maltese e di Sconosciuti in treno. La cosa strana è che leggere libri per ragazzi è come tornare adolescenti: ma sarà buono questo Vonnegut? E Albert Camus? Mai sentito? Il mondo all'improvviso sembra molto più grande.
[Nick Hornby]

Duemilasette

2007, [cliccateci sopra per ingrandire]

Puntuale come ogni anno arriva di questi tempi quell’odioso finto buonismo imperante (cagatevi in mano e prendetevi a schiaffi, solo perché siete finti, non perché siete buoni), spuntano anche le immancabili classifiche musicali che riassumono l’anno che sta per terminare. Io di sicuro non riesco a farne a meno.

Ma come, in tutti questi mesi, non sei riuscito a trovare 20, dico 20, dischi che ti abbiano entusiasmato tanto da inserirli in una classifica di fine anno? No.
Anzi, vi dirò di più. Uno di questi sarebbe potuto essere, non tanto perché questo sia stato un anno deludente, Happy Hollow dei Cursive, che è un disco del 2006. Così come in quella del prossimo anno. E di quello dopo ancora. Perché l’album di Tim Kasher è un disco fondamentale ed epocale per il sottoscritto.
Eisenberg scriveva e io cito a memoria, quindi sicuramente sbaglio: “Ascoltare un disco è come assistere ad una seduta spiritica, dove ognuno evoca i propri fantasmi”.
Allora ecco le emozioni musicali (e non solo, non lo potrebbero mai essere) di un intero anno.

I Wilco hanno, come al solito, dato la merda a tutti. Con un disco stroncato da Pitchfork (perché probabilmente troppo classico e poco sperimentale nei suoni), sito che va molto in voga tra noi studenti-lavoratori giovani e ribelli... Una nota di merito, quindi.
Ha un tratto in comune con l’opera degli Okkervil River, trasmette la stessa sensazione. Solarità. Evento che, per due soggetti come Jeff Tweedy e Will Sheff, è un po’ una congiunzione astrale.
Del disco di Eddie Vedder ne ho già scritto; qui dico solo che c’è senza pregiudizi. Perché è un bellissimo disco folk. Perché la sua voce è come sempre per me accogliente, la voce di un amico che è sempre un piacere sentire. Sensazione di calore e sicurezza. Essere a casa.
Nonostante ciò che si millanta in giro, ovvero di una mia presunta passata infatuazione per O.C., Jacob Golden non l’ho scoperto grazie alla colonna sonora del telefilm. Mi si è presentato davanti come un pugno in faccia, cercando di Elliott Smith (che iddio lo abbia in gloria). Ascoltandolo capirete perché. Un vero gioiello, intimo e triste.
Non triste quanto i testi, i soliti da vero e alto narratore e da mandare giù a memoria, dei Bright Eyes; ma Conor Oberst lo conoscevo ed amavo già. Sapevo che non avrebbe potuto ripetersi nella perfezione di I’m wide awake..., ma è stato molto più di una semplice conferma.
I Two Gallants ho paura che faranno sempre lo stesso disco, ma quegli arpeggi nervosi sono stati compagni di lunghi momenti.
Così un po’ come avviene ormai per le composizioni del collettivo canadese dei Broken Social Scene, capitanato sempre più da Kevin Drew (questo dovrebbe essere considerato un po’ il suo disco solista), nel cui disco però ci sono alcune perle di cui pochi sembrano essersi accorti.
All’opposto c’è la nuova creatura di Damon Albarn, i The good, the Bad & the Queen, spiazzante e per nulla immediata. Nota ricchiona: vorrei essere bello come l’ex giovine sbarazzino di Leytonstone.
Insolito un po’ come il disco dei Menomena, che però è meno oscuro, quasi divertente. E Wet and rusting (mp3, tasto destro. da qui), con la sua batteria sincopata, mi ha fatto muovere il piedino a tempo innumerevoli volte.
Boxer dei The National contiene invece una canzone come Fake Empire, che ho ascoltato più di quanto previsto dalla Costituzione. Anche molto di più.
I Rogue Wave forse li ho semplicemente ascoltati molto. I Sigur Rós ci sono non solo per l’ep che ripropone alcuni brani in chiave acustica, altri li riarrangia, altri li presenta nuovi di zecca, ma soprattutto per il dvd che ripropone l’avventura del tour islandese, suonato in contesti meravigliosi ed evocativi, quanto la loro musica.
Bishop Allen è stato un raggio di sole, gli Spoon il perfetto gruppo pop.
E gli Arcade Fire? Stending ovèscion. L’epicità di alcuni passaggi, il rock come solo Springsteen sa fare, una cascata di suoni, piano ed archi nel finale della splendida Ocean of noise. Tensione alta e costante. Il disco dell’anno. Forse.

- Concerto dell’anno: Damien Rice, Roma
- Disco più rivalutato del 2006, ma-chi-me-l’avrebbe-detto-mai: sì ancora lui, 9, Damien Rice
- Canzone dell’anno che più mi ricorda del mio ammore: I’m a soldier, The Afghan Whigs. Più che altro un tormentone
- Canzone che mi ha più rappresentato: Either way, Wilco (leggetevi il testo)
- Disco che piace a tutti però che palle a me riesce ad annoiarmi: In rainbows, Radiohead
- Canzone più intensa ed emozionante dell'anno: All I need, Radiohead
- Quella che in macchina mi ha fatto cantare di più a squarciagola: Four winds (mp3, tasto destro. da qui), Bright Eyes


Ma come, non hai messo quello, hanno fatto un disco della madonna?! Eh, scrivetelo voi, ché non mi viene il nome...
Ma come, e i You broke my balls, con cui hai rotto le balle tutto quel tempo? Oh, lo sapete che sono instabile. Magari scorrendo la lista lo ritrovate pure.

In rigoroso ordine sparso e confuso (ma non troppo).


1_ Sky blue sky, Wilco / Neon bible, Arcade Fire

3_ Cassadaga, Bright eyes

4_ Into the wild (o.s.t.), Eddie Vedder

5_ Revenge songs, Jacob Golden

6_ The stage names, Okkervil River

7_ Boxer, The National

Spirit if..., Broken Social Scene presents Kevin Drew _ s/t, Two Gallants _ The broken string, Bishop Allen _ Asleeep at heaven’s gate, Rogue Wave _ s/t, The Good, the Bad & the Queen _ Ga ga ga ga ga, Spoon _ Friend and foe, Menomena _ Hvarf/Heim + Heima (dvd), Sigur Rós

Post di servizio

Ho aggiunto molte cose al post precedente.
Ma con chi sto parlando?

Christmas card from a hooker in Minneapolis


E tu, cosa hai ricevuto? Notizia che tutto il mondo sicuramente attendeva con trepidazione. Quindi, sigla del tiggì e tadaaaa:

- un portafogli. voi sapete bene quanto ne avessi bisogno... grazie.
- una sciarpa, dal genio assoluto del mio collega che, senza volerlo, l'ha messa in una busta con su scritto happy birthday.
- brufoli a non finire, grazie alla mia dieta composta esclusivamente da dolci, fritture e frutta secca
- una marionetta di Paperino, dal mio amico che si era sorbito i miei attacchi di nostalgia per i nostri vecchi giochi infantili e conseguente imitazione ossessiva del papero. Oh, ognuno ha gli amici che si merita.
- il singolo natalizio dei Peggèm, o meglio, per ora, gli emmepitre (grazie ai ragazzi di Red mosquito); sicuramente quello più inaspettato
- un libro ed un ciddì, dalla persona che, guarda un po', mi conosce meglio e mi vuole più bene
- l'ennesima conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, del fatto che il sottoscritto e i membri, di ogni ordine e grado, della mia famiglia viviamo su mondi lontanissimi
- at least, but not the last, il regalo che ho fatto a me stesso: non fumare da ben tre giorni, nemmeno una sigaretta

Illusioni

No, il titolo non è una di quelle sparate autocompiaciute sulla vacuità del natale consumista bla bla bla. È molto peggio, è un titolo a la Flickr. La luminaria in realtà è distante molti metri dalla chiesa, ma siccome fondamentalmente non avevo un cavolo da fare, ho pensato bene di perdere alcuni secondi a farla coincidere con i bordi del rosone.
Eh, lo so, probabilmente sarei dovuto rimanere a studiare, ma sono troppo stanco mentalmente ed ho bisogno di riposo.

E la mia capacità di essere sereno in questi giorni dipende dalle distanze. Troppo vicina la famiglia, troppo lontana lei.


[photo by dufresne_as usual, cliccateci sopra per ingrandire]

Fasten your seatbelts


Rallenty. Qualcosa di sospeso. È il senso di straniamento ed alienazione. È l’interiorizzazione di un dramma vissuto sulla pelle di un adolescente, che non trova schemi e strutture interiori ed acuito dal senso di solitudine e la mancanza di punti di riferimento adulti, si perde.
Un salto nel vuoto. Quello interiore ed emotivo. Non c’è redenzione o speranza, questa è l’amara considerazione e visione di Van Sant. L’analisi delle giovani generazioni è spietata, quanto purtroppo reale, e la perdita dei valori è il minore dei mali.
Certo, il film ti lascerà una sensazione di allegria come potrebbe lasciartela solo assistere ad un concerto dei Radiohead, leggere le pagine di Sartre o lo scoprire che nella busta paga quest’anno non ci sarà la tredicesima, ma questa è un’altra storia. Gus è un artista, è un pittore del cinema, questa è arte visiva e gioia per gli occhi. Lascia quasi sempre alle immagini il compito di raccontare questo distacco dalla realtà e disinteresse per quello che avviene ad un centimetro di distanza, seguito dal ripiombarci violento ed improvviso, non voluto. Come nell’ormai famosa scena-della-doccia, pochi minuti che saranno per sempre impressi nella mia memoria.
E quando sono partite le canzoni di Elliott Smith, sarà ché avevo la loro età, ma il cuore l’ho sentito bloccarsi ed il respiro andare in apnea... Nessuno è pronto, nessuno può esserlo.

Smetto quando voglio


Nell’attesa di vedere Paranoid Park e dell’immancabile classifica di fine anno, vi posto un link tanto inutile quanto dilettevole, facendovi notare che è circa un’ora, in preda ai deliri da torcicollo, che gioco con Win Butler.
Giusto per farvi capire che ragazzo problematico io sia...

Paint it black


Perché nessuno mi ha avvertito quando i Sigur Rós e Bansky sono passati da queste parti? Eh?

[pics by dufresne_clicccateci sopra]

Finalmente...

...Ra-ta-touiiiiiille.
Il ratto (vabbè, il topolino) che suona la saliera è già diventato un mio must.
Riproposto ad intervalli di circa due-tre minuti.



[Grazie Peter, anche per il film]

Mi troveresti questo disco? (cit.)

Per scoprire dei tesori ci vogliono passione, curiosità o fortuna. Oppure un amico pieno di passione e curiosità per la musica. Così, grazie al nostro mattacchione Pietro, siamo riusciti ad assistere ad un evento tanto particolare, quanto emozionante. Il concerto, per pochi intimi a dire il vero, di Ivana Gatti e Gianni Maroccolo. Vedere quest’ultimo schiacciare il piede sul pedale del compressore o lanciarsi in assoli pieni d’entusiasmo mi ha riportato in mente momenti amarcord che non vi dico, roba da occhi gonfi e lacrimoni. Ovvero il sottoscritto adolescente che provava con i suoi compagni d’avventura le cover dei Fugazi, un animo che aveva ancora molto da imparare dalla vita, ma soprattutto che non cadeva mai in piedi.
Il concerto si è mosso toccando le corde dell’elettronica e del rock, unendole insieme in una commistione di suoni che crea un equilibrio assoluto tra i due generi. L’uno non offusca mai l’altro, tenendo sempre alta la tensione e soprattutto, anche negli episodi in cui le atmosfere si dilatano di più e i tempi si allungano, senza mai annoiare per un solo istante. Difficile poi con quella voce così virtuosa e quel basso, un pezzo autentico di storia della musica indipendente italiana, che ti trascina nei suoi territori con una grinta ed un’energia che non mi aspettavo.
Come non mi aspettavo, quando siamo usciti, guardarci negli occhi e scoprire che le sensazioni sono state le stesse.



Grazie Peter, anche per il kebab; anche se, unito alla mia dieta recente, ha fatto sentire i suoi effetti sul mio viso e sul mio metabolismo, che credo ne risentirà fino alla primavera del duemiladodici.


Un minuto di silenzio.

È spirata la mia connessione, da giorni ormai. Naturalmente poi i tecnici di Lib*ro non si degnano di rispondere al telefono. Giorni festivi, prefestivi, lavorativi, poco importa; il risultato è, ovviamònt, sempre lo stesso. E io, mentre con immensa gioia sto pagando per un servizio di cui non usufruisco, mi rivolgo a voi, sfruttando altrui connessione, e scrivendo rigorosamente a gratis questo pensierino di Natale.
Mi sono sorbito politicanti vari sparlare tutto il giorno dai loro privilegiati salotti televisivi su un argomento ignorato per ben novecentoottanta morti bianche. Ora che se ne aggiungono quattro molto più spettacolari, si rivolgono agli italiani -popolo noto per guardare gare automobilistiche con la recondita speranza di vedere qualche incidente alla partenza-, riempiendo le loro bocche ed il loro ego di inutili buoni propositi e finte espressioni contrite. Gli stessi politicanti che la domenica vanno sempre in chiesa a battersi il petto. Ignorando probabilmente il fatto che, se Dio esistesse veramente, avrebbe già mandato all’inferno le loro inutili teste di cazzo.
Amen.

Chiamatemi tom tom

Voglio dire, se mi vedi uscire la mattina presto di casa, con l'espressione di quello che si sta domandando il proprio nome per vedere se è sveglio veramente, non puoi pretendere di essere aiutato chiedendomi indicazioni stradali per arrivare fino al Circo Massimo. Tanto più che il Circo Massimo si trova dall'altra parte della città. Probabilmente, ignaro ed incauto turista, non sai che io sono riuscito a rispondere qualche tempo fa -colto da inspiegabile ed improvvisa amnesia*-, a chi mi chiedeva dove fosse una certa via, Mmmh, I'm quite sure this street is somewhere around this place, but, sorry, you'd better ask someone else. Tanto erano spagnoli, mica si saranno accorti del mio inglese alla Rut*lli?! Peccato che in quella via ci sono stato per cinque anni, praticamente tutti i giorni. C'era il mio liceo.


* Voi che mi conoscete bene e che vorreste lasciare un commento veri sympa, scrivendo che è piuttosto una costante, non fatelo. Tanto lo sappiamo bene, ma rimanga tra noi, che è così.

E tu, cosa hai fatto negli ultimi dieci giorni?


[cliccate sulla foto per ingrandire]

What do you get if you add 2 to 40? Oh, sono pigro...


Può essere un sottofondo alle tue giornate, ai tuoi amori, ai tuoi umori. Puoi viverla anche molto più intensamente, facendola diventare la cosa più importante della tua vita. Poi cresci e le priorità in parte cambiano. L’amore vero, gli amici -quelli veri, che si contano sulle dita di una mano-, un lavoro (possibilmente appagante), una casa (possibilmente accogliente). Ma tutto quel terremoto interiore che ti ritrovi lo puoi soddisfare solo se c’è anche lei a farti compagnia. Sarà causa di lacrime, sorrisi, urla e balli sfrenati. Sarà che per noi non sarà mai un sottofondo alle nostre esistenze.
Dicono che la musica puoi capirla veramente solo se l’hai suonata almeno una volta nella vita. Non credo sia così, anche se io ho avuto questa fortuna. La musica è arte e nobile espressione, principalmente delle ansie e delle urgenze di ognuno di noi. Puoi ascoltarla, puoi suonarla, puoi scriverne.
Oppure puoi aprire un’etichetta discografica, indipendente.

Uno degli eroi che si è lanciato in questa splendida avventura –che poi è sempre stato il mio sogno, ma io non ho così tante palle e competenze-, è un ragazzo con cui ho semplicemente parlato un giorno, per una mezz’oretta, di grandi concerti, organisti animaleschi e riviste musicali.

E questa è la loro 42 records. Ascoltate la compilèscion con la quale si presentano al mondo, sostenete i loro artisti.
Già circolano le voci di una Colu**ia disperata che sta per licenziare Bob Dylan. I Radiohead che faranno uscire i loro prossimi dischi con loro, ma li consegneranno personalmente porta a porta, chiedendo solo la mancia. La E*i che preme sulle Spice Grrrls per farle sciogliere. Tremano i palazzi.
A quando le spillette?
Intanto applausi.
E un grazie a loro, ché vedere tutta questa passione ed amore per la musica è pura gioia.

p.s. Io ho già i miei preferiti: i København Store [in alto a destra, l'mp3; il disco, il quattordici febbraio] .

Guardarsi allo specchio

Giacomì, rassegnati. Non basterà il nuovo taglio di capelli ggiovane. Né basteranno le converse ai tuoi piedi o riempire il lettore con la discografia completa dei Cursive. Ché quando ti fai crescere un po’ di barba quel nonsoché di Chuck Norris ce l’avrai sempre. E non è bello.

Rome wasn't built in a day e altre frasi fatte

Anche se la mostra di vrattatatata-taa-gauguin non ha rispettato tutte le aspettative -ma la sua vita e gli aneddoti che la riguardano varrebbero da soli il prezzo del biglietto (frase fatta namber uàn)-, camminare per le strade della nostra città ha riservato confortevoli conferme, che a volte sono meglio delle sorprese (frase fatta namber tù).
Anche se da queste parti le stelle non sono poi tante, non serve alzare molto in alto gli occhi per rimanere incantati. Nella serata più gelida dell'anno neanche tutto il grasso ormai accumulato nel mio corpo, più precisamente nella zona tra pube e petto, è bastato a riscaldarmi; sembra serva solo a rendere la mia silhouette elegante come un salvadanaio a forma di culo e la-fessura-proprio-lì e il mio corpo agile come uno scoglio. Nella serata più gelida dell'anno muoversi tra una meraviglia che mi camminava accanto e le altre ferme lì intorno da secoli è bastato per riempirmi il cuore. Come sempre ad una sua risata od un suo sguardo.
[Aggiungete qui una delle tante foto che avrei dovuto fare quella sera].

Anestetico per l’anima

Dopo la guerra preventiva e gli spari preventivi, ecco a voi, siòre e siòri, la critica preventiva. Ho già deciso, quello degli Eels a marzo sarà il concerto più intenso del 2008. Domani comprerò il biglietto, prima di andare, finalmente, a vedere con i miei amici she don’t lie, she don’t lie, she don’t lie, Gauguin. Faccio scorta di buonumore; qui è arrivato l’inverno, senza l’unica cosa che potrebbe renderlo una stagione sopportabile: la neve. Certo che sperare di vedere la neve a Roma è come aspettarsi che un giorno il tuo capo al lavoro venga a dirti grazie per il culo che ti fai tutti i giorni. Ma noi, anche se disillusi, saremo sempre dei sognatori ed inguaribili romantici.

Good news for people who love bad news

He's back.
Tell a friend.

Bravi, bene, vi siete scelti proprio un bel leader del cazzo (cit.)

Mio cognato è un artista.
Giovanni, all'invidiabile età di ventiquattro anni, è già compositore, attore, fine paroliere, polistrumentista vocale e, ahinoi, prossimo a popolare una categoria già di per sé inutile, quella degli psicologi - sì, lo so che i laureati in Scienze Politiche sono ancora più un peso per la società, ma non c'entra ora -. Ma soprattutto è un ballerino dalle movenze invidiabili, roba da far invidia a lui.

Questa invece non è nient'altro che una petizione on-line, come ce ne sono tante in giro per la rete. Petizioni che, è cosa nota, sono palesemente inefficaci, come quelle per un Parlam**to "pulito" o per chiedere ad un qualsiasi gruppo musicale di venire in tour in Italia al più presto. Ce n'è anche una che richiede a Ben Gibbard di suonare in acustico nel salotto di casa mia.
Tutto questo per convincere il giovine a rendere pubblica la sua opera d'arte più grande, ovvero la ripresa del suo ballo scatenato sulle note di Stella Stai di Tozzi (canzone che è, parafrasando Peter, il più grande successo dopo Easy Lady - che si potrebbe tradurre con sciacquetta - di Ivana Spagna).
Amica telespettatrice, cosa sta aspettando? Rispondete numerosi al mio appello!
Tipo che voi due-tre lettori potreste firmare nei commenti, usando nomi falsi, anche quattrocentocinquanta volte, stile primarie del PD. Ma non ve l'ho suggerito io, eh.

Giovanni, all'invidiabile età di ventiquattro anni, è già compositore, attore, fine paroliere, polistrumentista vocale e, ahinoi, prossimo a diventare psicologo. Ma soprattutto è un ballerino dalle movenze invidiabili.
Giovanni, in tutto questo, è un leader.

Mi sarei anche potuto fermare un attimo...

Per dirti che considerazione ho di te, ma non l'ho fatto.
Tanto non mi avresti capito. Però un bel ma vafangulo qui te lo scrivo volentieri.

- a te vecchia signora, che con il plauso compiaciuto dei presenti - e lo sdegno del solo sottoscritto - ti sei lasciata andare ad un bel mandateli tutti a casa 'sti ladri, alla vista di due Carab****ri che hanno chiesto i documenti ad un ragazzo che camminava per i cazzi suoi e ignorando, insieme a molte altre cose, il fatto che il suo aspetto da cittadino dell'est europeo non fa necessariamente di lui un delinquente.

- a voi che, in aula durante la lezione di Sociologia, vi mettete a fare domande inutili, solo perché lui è molto fotogenico (testuale: fotogenico), quindi conviene mettersi in mostra ché poi all'orale si ricorderà sicuramente di te.

- a te che in un luogo di lavoro ti metti a fare (con tutta la cattiveria che facilmente riesci a trovare) i dispetti, nonostante la tua età fanciullesca sia passata sicuramente da almeno una novantina d'anni, rendendo così l'ambiente sempre più deprimente.

- a voi che le permettete di farlo.


Oh, sò soddisfazioni pure queste


Mentre ieri guidavo in giro per Roma, una volta tanto mezza vuota, mi sono fermato al semaforo mentre lo stereo vibrava alle note di How we operate, una canzone di cinque ragazzoni d'Albione. Musica che arrivava alle orecchie di due adolescenti, una delle quali ha richiamato l'attenzione dell'altra, esclamando Oh, i Gomez!, con tanto di sorrisone ammiccante.
Generando così in me una piacevole sensazione, del tipo ma allora nelle nuove generazioni c'è qualche speranza, fino a quando ho scoperto che quella canzone fa parte della colonna sonora di una di quelle tante serie televisive popolate da medici, che vanno molto di moda e che mi appassionano ed emozionano come un comizio di Rom**o Pr**i. In breve tempo quella sensazione di immotivata allegria (fortuna che ho ben altro a farmi felice) ha lasciato il posto ad una spiacevole convinzione: molto probabilmente li hanno conosciuti così.
Altro che soddisfazioni.
.
p.s. i ragazzi di Via Chicago hanno rippato il webstream video del concerto dei Wilco al Voodoo Festival di New Orleans del 28 ottobre. Qualità ottima e, come al solito, grande interpretazione.
Misunderstood, War on War, You Are My Face, Side With The Seeds, I am Trying to Break Your Heart, Handshake Drugs, Shot in the Arm, Impossible Germany, Too Far Apart, Heavy Metal Drummer, Jesus, Etc, Walken, I’m the Man Who Loves You, Hummingbird, I Hate it Here, Red Eyed and Blue, I Got You, Casino Queen, Outtamind (Outtasite), Encore: Hoodoo Voodoo

We might die from medication, but we sure killed all the pain

Il titolo di cui sopra che cita Conor Orbest è solo per sviare l’attenzione e la curiosità, perché, ebbene sì, mi ritrovo per l’ennesima volta (già immagino i vostri commenti, è come se li sentissi sussurrare ora nelle mie orecchie, cose del tipo: eccheppalle!) a scrivere di “Into the wild”. Questa volta del film.
Sean Penn -stending ovèscion- è uno di quelli che camminano tappeto rosso della passerella come fosse la cosa più naturale al mondo, senza risultare né snob o arrogante, né tantomeno indifferente. E prima di entrare in sala si spegne pure la sigaretta sotto la suola della scarpa per non gettarla sul tappeto, un signore. Mentre qualche stelletta stava ancora probabilmente a farsi fotografare regalando falsi sorrisi e pose di profilo per risultare più magre negli scatti. Ecco, ora che mi sono giocato la carta del commento sagace così all’inizio (maledetta fretta), alla fine avrei poco da dire. In fondo i commenti sul film si potrebbero riassumere in poche semplici parole: Emile Hirsh è bravissimo, Sean Penn un genio e le canzoni di Eddie Vedder sono molto più di una colonna sonora, aiutano anche loro a raccontare questa meravigliosa storia di un giovanissimo e brillante studente della provincia Americana. Quella di Chris McCandless, più che una fuga, è una ricerca. La ricerca di un suo posto nella società che non vuole accettare e condividere e più propriamente la ricerca della felicità in senso assoluto: quella della verità che è sempre mancata nella sua vita.

Nel suo cammino riesce a commuovermi, mischiando i miei sentimenti al dolore, ammirazione, rabbia, senso di quiete. Per poi pietrificarmi dal disagio di fronte al suo sorriso sereno quando appare sullo schermo un suo autoscatto che lo ritrae quando ormai si trovava nel posto che non avrebbe, senza volerlo, abbandonato mai più. Disagio per la sua espressione di felicità, in una condizione che probabilmente mi avrebbe schiacciato con il peso di una decisione di estrema solitudine e nella consapevolezza di una sfida così grande. Nella rinascita che intraprende e nel percorso di crescita interiore, proposti come metafore anche grazie ai compagni di avventura che conoscerà, arriva, scontrandosi con le difficoltà della vita e le sue ingenuità, a capire molti aspetti dell'esistenza. E a farmi passare metà del tempo ad asciugarmi le lacrime.
Happiness is only real when shared.
The cash machine, is blue and green
For a hundred in twenties and a small service fee
I can spend 3 dollars and 63 cents
On diet Coca Cola and unlit cigarettes
I wonder why we listen to poets and nobody gives a fuck
How hot and sorrowful this machine begs for luck
[Ashes of American Flags, Wilco]

Si-ur rose

Mi sono messo nel letto ascoltando con il lettore emmepìtre i Sigur Rós. Nonostante il sonno, o forse è proprio quello che mi toglie lucidità, penso bene di alzarmi per farvi partecipi di un pensiero ricorrente nella mia testa in questo momento: che la mia canzone del giorno è sicuramente Glósóli, con il suo crescendo finale che è un pugno nello stomaco ed una carezza sul tuo viso.
Un muro di chitarre che sa essere anche dolce. Un muro di suono pieno di melodia.
È tutto quello che vorrei essere.

Per chiudere in bellezza, una foto solare dei miei eroi.

Not yed rusted

Quei geni di La Blogothèque, con i loro take-away shows, dopo il video più bello degli ultimi anni, ovvero gli Aracde Fire che suonano in un montacarichi Neon bible (con tanto dell’altissimo Richard Parry che tiene il tempo strappando le pagine da una rivista) e Wake up direttamente in mezzo al pubblico del concerto, ci regalano quest'altra perla: i Menomena che improvvisano Wet and rusting (eh, le batterie sincopate... sospirone) in un cortile. Con due ballerini minuscoli che spuntano a metà video; non perdeteveli, sono dolcissimi.

[cliccate sul video per farlo partire, o andate qui]

Visto che noi la sappiamo lunga...

...non poteva certo sfuggirci la notizia più entusiasmante di questo autunno del cazzo, ovvero l'uscita della nuova nefandezza di Gigi D'Ale**io, sotto forma di singolo dal titolo "Non mettermi in croce".

- Se, vabbuò: "Nun m' levà 'a salute"...

- Sì sì, e poi uscirà: "Nun me rompe li cojoni"!
Ah, ho notato che, con il Mac, il blog oltre ad essere impaginato malissimo, ha il carattere del testo di una dimensione esagerata e, dato che non mi faccio mai mancare niente, non vengono neanche visualizzati i link all'interno del post. Chiedo venia ai miei millemila lettori. Ehm, scusa Piè...

Our life is not a movie, or maybe

Periodo con mancanza di entusiasmo. Stanno passando treni arrugginiti su cui salgo con equilibrio precario. Per una telefonata che non arriva, decisioni pesanti sul mio futuro lavorativo ed un traguardo che sembra ancora troppo lontano. Allora, visto che in questo periodo ho bisogno di certezze, ho deciso di circondarmi di tutto quello che può servire allo scopo. Mi sono così immerso, insieme a lei (come potrebbe mancare, lei, negli eventi più importanti della mia vita?), nella visione del dvd dei miei fratelli, per poi scoprire che un film di redenzione riesce puntualmente a commuovermi e a farmi riflettere, anche se l’avrò visto un milione di volte. Colori vivaci e accesi, mancava solo la favola del pesciolone, sempre capace di emozionarmi. Tutto questo, una scossa e sentirmi vivo. Il cuore non è solo un muscolo. Ora accendete le luci, la vita non è solo un film.

Rivelazioni

Ti guardi allo specchio, ti vedi stanco e mediamente scazzato. Poi un’occhiata alla televisione e, tadaaaaaaaaa, c’è Maurittio Cottanto, o meglio tutto quello che gli gira intorno. E ti accorgi che in fondo sei migliore di quello che pensi. Ti basta un secondo, non c’è nemmeno bisogno di aspettare il trenino.

Into the wild again


Lo ascolto ogni giorno, trentatrè minuti in apnea. Abbastanza per arrivare alle seguenti conclusioni: è un disco di splendide canzoni, piccoli gioielli folk, che a volte sembrano solo abbozzate, presentandosi come meravigliose opere incompiute, semplicemente perché sono legate a doppio filo alla vicenda narrata nel film. È una colonna sonora, che sembra quasi voler essere imprescindibile dalla pellicola; se ne respira l'aria, il senso di precarietà e di introspezione. Queste canzoni sono un viaggio nell'anima, come lo è stata l'avventura di Chris McCandless Ed io me ne sono perdutamente innamorato.

Radio Free Europe


Ogni blog del pianeta ne ha parlato, dal cocktail-blog, all'indie-blog. Potevo esimermi io dall'ultimo trend blogghesco? Ho usato la parola blog quattro volte, ora cinque, in due righe; voglio un applauso. I Radiohead se ne escono con un disco nuovo, dando l'annuncio in punta dei piedi, sul loro blog (e sei...), senza promozione, senza etichetta. Decisione sicuramente coraggiosa quella di non vincolarsi a nessuna casa discografica. Ma di rivoluzionario credo ci sia poco, perché le regole del mercato non cambiano così facilmente, anche se un bel calcio l'hanno ricevuto. Perché mettono gli mp3 sul sito, tanto lo sanno bene che sarebbero circolati in rete; anzi, potrebbero anche guadagnarci qualcosa con l'offerta libera. Ed i concerti costeranno sempre tanto. Poi il cd uscirà nei negozi, altrimenti farebbero un danno a tutti gli appassionati di musica, visto che gli mp3 sono di scarsa qualità, soprattutto per la loro musica. E perché conviene loro, altrimenti dovrebbero cercarsi un lavoro.
Cosa c'è di tanto clamoroso? Beh, ho avuto sempre grande ammirazione per le loro scelte artistiche, così anche per questa iniziativa. Nonostante l'aria da intellettualoidi che si sono dati ultimamente. Ah, scusate, avrei dovuto dire cosa ci fosse per me di clamoroso: il coraggio. Scusate se è poco.