La tua collega che te lo ricorda con le sue lamentele ogni stramaledetto secondo.
Il lavoro logora
La tua collega che te lo ricorda con le sue lamentele ogni stramaledetto secondo.
Guida per riconoscere i tuoi santi
Al secondo giorno mi si è subito manifestato San Sebastiano sul Palatino, con le sembianze della mia amica C., che , forse credendo di incoraggiarmi (non si è capito però secondo la logica di quale pianeta), mi ha confessato che i primi giorni saranno devastanti. Parole che si sono trasformate in frecce e che hanno perforato la mia ferrea volontà.
Durante il periodo di tempo cha va dalle quarantotto alle novantasei ore - noi tossici scandiamo così il tempo delle nostre astinenze – mi si presenta F. sotto le mentite spoglie della Madonna di Fatima, il quale si è sentito in dovere di profetizzarmi il mio prossimo fallimento.
Poi, al quarto giorno, arriva il mio amico A., novello San Tommaso, che non ci credo nemmeno se ti vedo.
Mia madre ha scomodato Gesù Cristo in persona, invocandolo per la grazia ricevuta. Roba da lacrime di sangue.
Infine l’ammòremio, Santa Francesca Lucana, che ha la pazienza di sopportare il mio nervosismo acutizzato da lancinanti crisi d’astinenza.
Sigur Rós, Cavea dell'Auditorium - Parco della Musica, Roma [12.07.2008]
Commento brillante #2, proveniente sempre dalle mie spalle, insomma era la stessa persona: hai visto prima, al batterista jè cascata 'na cassa... (Orri ha scaraventato via con un calcio la grancassa)
Notato la data? Niente male, eh. Ma non importa, quella serata la porterò per sempre nei miei brividi. Quindi non è mai troppo tardi.
Esterno giorno.
Mi ha sempre incuriosito scrutare il pubblico di un concerto. Capire il tipo di persone che segue un musicista, ti aiuta a capire un po’ chi sei. Tu, lì in mezzo, sei un tutt’uno con gli altri, uno spirito comune o finisci per sentirti fuori luogo. Nonostante il pregiudizio che si ha sui Sigur Rós,il luogo del pre-concerto non era pieno di astanti bianchicci e malfermi, esseri diafani che cadrebbero al primo colpo di vento. Però quelli che c’erano, me li immaginavo correre subito a casa dopo l’evento e rannicchiarsi, seduti a terra, con le ginocchia sul volto e tremanti in un angolo. Oh, non guardatemi così, ognuno ha i suoi hobby.
Arriviamo che è ancora giorno, il tramonto accompagna la loro entrata sul palco dalla scenografia sobria e bellissima, e in quell’atmosfera spero con tutto me stesso che inizino con Vaka. Un tramonto, Roma, la musica, Lei, quale commistione migliore? Non la suoneranno per tutto il concerto, ma riescono nell’ardua impresa del non farmene pesare la mancanza.
Esterno notte.
Si presentano sul palco con la loro solita estetica: luci posizionate per creare suggestive figure sfumate, ma che hanno impedito foto decenti (apperò, bella come scusa).
Nonostante le malevole previsioni altrui (in pratica l'dea di fondo era quella che che Mr.Orfeo ci sarebbe venuti a prendere tra le sue braccia, cullandoci con la loro musica), ho assistito al concerto più intenso ed entusiasmante degli ultimi dieci anni. Niente di che. Così, tanto per sparare una sentenza definitiva alla faccia dei noiosi, loro sì, rompipalle. Mi hanno regalato momenti eterei ed esplosioni di pura gioia. Pietra d'angolo per comprendere questi miei giorni. Teatrali, sfavillanti, commoventi, eccitanti. Mi sono innamorato di quel piccolo folletto di Orri, del suo modo di picchiare sulla batteria: di cuore, di testa e di stomaco. E vedere Jónsi sorridente e divertito è impagabile.
Inchino.
Un'opera d'arte.
Ali(e)nati
Direttamente dalla vulcanica e creativa mente di Girolamo.
Accattatevilla.
Only if...
Alla fatidica domanda qual è il tuo gruppo preferito?, che ormai non mi fanno più dai tempi del liceo, forse perché, solo a guardarmi, la risposta sarebbe scontata, si potrebbe sostituire la più interessante quale musica vorresti suonare o aver composto se solo fossi più carismatico e intonato e sapessi suonare bene la chitarra e possedessi un grande talento e avessi un taglio di capelli figo?. La replica in questo caso sarebbe affidata all'estro del mio adorato Will Sheff.
Il nuovo disco non sarà il loro capolavoro, ma è comunque quanto di più emozionante (insieme ad altri nomi che poi scoprirete) mi abbia regalato quest'anno in musica. Ed è nella lista dei regali da fare a me stesso.
Per presentarlo ai loro fan, si sono fatti venire un'idea indie che più indie non si può. Affidare a gruppi e cantautori amici la riproposizione di ogni loro canzone di Stand Ins, per poi caricarne i video dei risultati sul tubo. Finora cinque delle ultime composizioni, che si possono ascoltare (e vedere) di riflesso, filtrate dalla sensibilità di un gruppo di amci.
Il risultato, bellissimo, è questo.
Generazione di fenomeni (da baraccone)
Ammettere di avere un problema è il primo passo verso la guarigione
Sono riuscito nella poco invidiabile impresa del segiure ben nove eventi in contemporanea. La tv, insieme alla pagina con le dirette in streaming della rai con, natiuralmònt, tutte le preview aperte. Compreso il nuoto sincronizzato di cui, notoriamente, non me ne frega un cazzo.
Bene, ora che ho chiesto aiuto, qualcuno dovrebbe pure aiutarmi.
Ricordami di prendere la macchina fotografica, ok?
Ma i ricordi sono vivi dentro di me; ho le loro immagini impresse nella mia memoria e nel mio cuore. Immaginate che qui ci siano delle foto. Io le ho.
Un mare trasparente ed una spiaggia lucana quasi tutta per noi, gli amici, il pesce come l'ho magiato poche volte in vita mia, la Spigolatrice di Sapri, l'ecomostro di Sapri, volti ormai familiari, un'ospitalità che mi ha fatto sentire come se fossi a casa (anche di più), un lago che ora è il mio rifugio, andare a letto tardi e svegliarsi riposati, le vacanze trascorse con lei che sono la gioia più grande.
Free download, free beach and free Tibet

Sono cresciuto nel rifiuto di ogni forma di oppressione, anche se veniva da quei paesi comunisti che per noi rappresentavano una sorta di speranza.
La cerimonia di apertura è stata la più poetica tra tutte quelle che riesco a ricordare, piena di storia e di eleganza. Le Olimpiadi sono una festa dello sport, di nobili (e va bene, anche retorici) ideali. Sono la festa di un popolo. Sono contento di poterne godere e non sopporto chi vorrebbe boicottarla anche solo come spettatore. Tutti a ricordarsi dei sacrosanti diritti umani proprio ora, quando normalmente vengono relegati in un luogo poco importante della nostra quotidianità. Ha tutte le caratteristiche dell'ennesima moda passeggera. Molti, ne sono sicuro, non sapevano neanche in che parte del mondo fosse il Tibet. Ed ho scoperto di non essere così tollerante. Voglio solo dirvi che condivido le vostre posizioni, forse sono anche più radicale di voi.
Siete semplicemente arrivati troppo tardi.
This is the first video of new life
Vabbè che io mi commuovo anche rivedendo Bambi, ma come non considerare perle emotive canzoni come Cape Canaveral o Danny Callahan?
Bando ai rompipalle, Conor per la prima volta compone un disco senza nascondersi dietro altre sigle. Ora diffonde un video ironico e geniale per accompagnarne una canzone, Souled Out!!!.
Dal gusto lo-fi. Diretto da Alan Tanner.
Godetevelo.
School of rock
Ogni mamma che si rispetti ha da sempre esortato, almeno una volta nella vita, i propri figli con uno stai lontano dalle droghe. Tranne la mia. Era chiaro, fin da piccolo, che la mia unica dipendenza oltre i libri, per la quale avrei speso tutti i miei averi, sarebbe stata la musica. La sua singolare alternativa è invece sempre stata quella di mettermi in guardia dallo stare lontano dalla scuola. Lavorativamente parlando, eh. Lei, maestra d'asilo, mi ha sempre illuminato sulle assurdità del sistema scolastico italiano. Un mondo vivo, pulsante, ma la maggior parte delle volte solo di incomprensibili schemi. Ma, visto che sono un giovane ribelle e (ex) capellone, la mia ultima trovata, in ordine di tempo, è stata presentare la domanda per entrare in graduatoria per le supplenze. E dove portarla, da bravo nostagico, se non al liceo nel quale mi sono diplomato? Giusto per spiare la nuova atmosfera, respirarne la vecchia aria e, naturalmente, farmi agitare il cuore nel petto, per sentirlo poi incastrarsi da qualche parte tra il collo e le spalle e poi, per qualche ora, non volerne sapere di tornare al proprio legittimo posto.
Tutto molto bello e romantico, solo che il mio tuffo improvviso e realmente mai preventivato nel passato mi ha fatto constatare che, ahimè, la genitrice non ha mai sbagliato.
Dopo la mia trionfale entrata nell'edificio, occhi lucidi e petto gonfio e tronfio -hey, questa è la mia scuola!-, mi sono scontrato con la realtà che presupponeva evidentemente, non come l'immagine ingenua che nell'attesa avevo costruito nella mia mente, la possibilità che nulla si fosse congelato al momento esatto del verdetto della mia maturità. Nella mia scuola non riconosco e non mi riconosce più nessuno. Ero pronto a qualcuno che mi sarebbe venuto incontro con fare festoso, abbracci, sorrisoni ammiccanti e battute grevi con i bidelli (pardòn, gli operatori culturali). Tutti i rapporti umani costruiti in cinque anni sgretolati per me in un soffio. Ed io, di conseguenza, lì, ora, in questo preciso momento, non sono più nessuno. Nemmeno uno che mi caga oltre i semplici convenevoli di presentazione. La delusione è talmente tanta che perdo subito la voglia e la curiosità di rituffarmi tra quei corridoi. Allora decido di controllare, con finta distrazione, l'elenco dei docenti che non fa altro che confermarmi la triste realtà: tra loro sono rimasti solo gli inutili professori di educazione fisica.
Ma è l'epilogo di questa storia a confermarmi, cacciando via il dubbio che si era insinuato in me, di non aver sbagliato posto. In tutta la segreteria ci sono ancora due pc -quei due pc- che risalgono probabilmente alla prima rivoluzione informatica, Bill G*tes non era ancora nato e gli egiziani stavno ancora ultimando la costruzione della piramide di Chefren. Tutto, compresa la mia targica domanda, è scritto ancora rigorosamente ed unicamente da abili amanuensi su epici registri, pratici come un borsone senza manici, immensi più di un tomo della Storia della Filosofia di Abbagnano. Stona un po' la mia autocertificazione lì in mezzo a cotanta storia della burocrazia pre-caduta del muro di Berlino.
Paradossalmente è proprio questo a farmi uscire contento da quel luogo e da quei ricordi.
A volte ritornano
Beati gli uomini che non hanno bisogno di eroi (Bertold Brecht)

Si può pensare, guardare all’amore attraverso quella foto di noi due vicini.
O nei tulipani che ti ho regalato.
Io l’immagino in questo momento legato a doppio filo con un disco dei Nada Surf. L’ultimo. Rappresentano il mio bisogno di leggerezza. Proprio quello che di più bello regala l’amore: leggerezza e spensieratezza.
Ora sono i miei eroi. Di quelli che sono belli e muoiono giovani, eh.
Ora, che iddìo (?) li abbia in gloria e li aiuti a campare cent’anni, perché ho fame delle loro liriche e della loro musica che mi culla e che mi mette le ali. Tutto insieme.
Quasi come un suo sorriso.
La mia ipotesi, spalleggiata dalla stanchezza, era che non sarebbe mai arrivato l’amore vero. Quello più felice, intenso e destinato a durare.
E aspettavo un qualcosa che, senza agire, non si sarebbe mai presentato. Il momento che senti cadere il vento dalle tue vele. Ma il tempo è stato clemente con me.
È una di quelle pagine della vita da aggiungere alla mia pressoché infinita lista che riporta il nome di “eventi nei quali non speravi quasi neanche più ed invece, come al solito, ti sei dovuto ricredere, coglione!”.
L’amore lo si può celebrare anche così.
Sono due anni che non piove.
Ian MacKaye è vivo e lotta con noi
Infatti era solo un pretesto per parlare dei The Shackeltons. Giovani sbarbatelli che nell'epoca dell'indie modaiolo se ne escono con un disco lontano da tutto e da tutti. Musica viscerale, suonata con la pancia. Un pugno deciso sul viso che scompiglia le nostre belle frangette del cazzo.
Che c'entrano i Fugazi? Beh, ascoltateli.
Tutto mi sarei aspettato dalla vita…
Siamo troppo suggestionabili, infantili ed interpretabili, siamo troppo suggestionabili
Some useless words to my dear friend Peter
Sono contento che ti sia voluto sfogare sul mio blog.
Quante volte abbiamo parlato del tuo lavoro come di un’attività psicologicamente logorante? Ma, in tutti questi anni, quante persone sei riuscito ad aiutare e soprattutto quanti, grazie al tuo sforzo, si sono sentite meno sole?
Ti immagino, vicino al ragazzo rumeno, con l’istinto e la voglia di abbracciarlo. Io, solo a leggere questa storia, mi sono sentito un morso al cuore.Quanta dignità, quanta forza e quanto coraggio! Dovrebbero servirci da insegnamento di fronte alle difficoltà.
Il mio blog ha come sottotitolo “vogliamo il pane, ma anche le rose”, ed è uno slogan usato dalle operaie tessili del Massachusetts in sciopero per settimane nel 1912 per richiedere a gran voce migliori condizioni di lavoro. Ma non pretendevano solo di poter mangiare (il pane), non era solo questo lo scopo della loro protesta. Volevano anche le rose, perché nella vita non è solo necessario poter mangiare per vivere, ma lo sono altrettanto le passioni, la poesia, la musica. Sono il necessario. Tu non hai niente di troppo, ma è quel ragazzo ad essere stato derubato dei suoi sogni. È facile e pericoloso rovesciare questa logica, è questo che ci fa sentire terribilmente a disagio con certe storie. Quello che hai tu, ti è dovuto, e non devi sentirti neanche fortunato. È quello che ti spetta, è quello che ti sei meritato e guadagnato con il sudore e con tanti sacrifici. Come sicuramente quel ragazzo che hai conosciuto.
p.s. ci vieni al concerto? c'è anche G. No, non farti troppe illusioni, non cercare di capire a quale stupenda femminona appartenga questa misteriosa iniziale. Trattasi di un tuo amico, nonché cugino di Franca.
Produzioni seriali di cieli stellati

Scusate l’euforia, ma cercavo di darmi un po’ di entusiasmo da solo, perché il Vasco dei poveri qui, te lo toglie tutto. Mai ascoltato un cantautore più depresso e deprimente; una specie di cantautorato punk. Però, cazzo, è proprio bravo.
È un poeta, di quelli maledetti. Di quelli che raccontano storie che farebbero impallidire i personaggi dei libri di Irvine Welsh. Si fa infiammare le corde vocali, dalle sigarette e dalle grida che sputano parole amare sulle oscenità e sulle violenze psicologiche, e non, che lo circondano. Ma lo fa con una poesia decadente che mette in fila perle di spessore invidiabile. Con i suoi testi pieni di ardore ti porta in una vita tossica che brucia vissuta ai margini, consumata nei paesaggi industriali di periferia e nell’immaginario consueto e desolante che creano. Storie a volte senza redenzione, il tempo è cadenzato, costante nei gesti estremi e spesso nichilisti, in un’esistenza continuamente passata a sentirsi la terra franare sotto i piedi. Disillusioni lontane anni luce dalla mia vita. Rabbia e disperazione densa, che Le luci della centrale elettrica (bello come nome, vero? senz’altro evocativo) ti sbatte nelle orecchie senza chiedere scusa.
n.b. da evitare come la peste, o come le rotaie del tram quando si è sulla motoretta (lo dico per esperienza), insomma assolutamente, se si è già in una fase vorrei-tagliarmi-le-vene, perché Brondi vi darà le motivazioni per farlo veramente.
Dopo questa solare presentazione, vi dico che l’11 giugno suonerà al Circolo. Chi viene con me?
Alla fine non sono stato al concerto dei dinosauri e non me ne pento neanche un po’
Ironico, arguto, intelligente, dissacrante, sensibile, l’altra sera se ne stava su quel palco a farsi fotografare con duemila persone -o quasi- sullo sfondo. E mentre lo faceva indicava noi, ecco i miei amici.
Potere e forza della parola scritta riunire così tante persone gioiose. Anche se all’ombra della Basilica di Massenzio, in mezzo a tanta comunicatività, c’era veramente il rischio di passare tutto il tempo ad ammirarla illuminata, invece di osservare i protagonisti della serata.
Lui, per tre quarti d’ora, legge versi come sempre taglienti presi un capitolo del suo nuovo libro, si siede a fumare quando suona il gruppo che musica la serata, ironizza su se stesso e sulle sue opere, saluta, si inchina e se ne va.
Stending ovèscion d’obbligo e sorrisi a trentasei denti.
Facile facile. E così emozionante.
Scrivere di musica è come ballare d’architettura (cit.)
Se siano stati più saggi o più pazzi, decidetelo voi.
n.b. se siete un dirigente di una major e state leggendo, siete tutti bravissimi e competenti e simpatici e sicuramente avete anche molti capelli e siete virili.
I giganti
Freak scene
Ci sono due contingenze che avranno luogo la stessa sera, una congiunzione astrale infausta provocata senza dubbio da dei malevoli (ancora loro), come non se ne vedeva dai tempi dello scudetto alla L*zio. Il caso vuole che proprio nella stessa calda notte romana ci sia, nell’ambito della rassegna del Festival delle Letterature, nella meravigliosa cornice della Basilica di Massenzio (immaginatela di notte, illuminata... da togliere il fiato), una serata dedicata a Nick Hornby, con la diretta partecipazione del mirabolante scrittore d’Albione. Quello che ha scritto pagine nelle quali come poche volte mi sono così rispecchiato; un personaggio, quello di Rob Fleming, che fa parte del mio essere. Ancora più dei dinosauri.
I’m not as sad as Dostojevskij, I’m not as clever as Mark Twain (cit.)
dufresne: insegnante… insegna all’asilo.
p-c: che poi ora mi sembra si dica “scuola dell’infanzia”, vero?
dufresne: sì, in effetti mia madre mi riprende sempre quando parlo di “asilo”…
p-c: ma alla fine sono solo formalità burocratiche. Ora si dà troppo peso all’apparenza… (segue pippone –giustissimo– sulla vacuità degli eufemismi dei tempi moderni)…
il cornuto: eh, e poi ci tengono alle formalità, guai a trasgredire, si incazzano proprio!
[sguardo tra l’attonito ed il perplesso di dufresne]
dufresne: sì sì, infatti una volta un bambino si è avvicinato a mia madre per confessarle maestra, lo sciai che mi piasce tanto venire all’asilo? L’ha picchiato.
Epilogo (al precedente post)
Sshhhhh
Oh, se il Parma si salva dalla retrocessione, ci vediamo a Testaccio a festeggiare.
Altrimenti: grazie Reagan, bombardaci Parma (cit.).
p.s. poi vi spiego perché non scrivo da due settimane.
Afterhours, Teatro Tendastrisce, Roma [08.05.2008]
Poi partecipa anche tu al nuovo concorso di dufresne, "Aguzza la vista": cento punti a chi scova le strunzate che ho scritto.
I cento passi un par di palle
Quest'anno è forte la tua Fiorentina... (cit.)
Il preferito naturalmente è un eufemismo che sta per costretto da Giovanni, che ha messo il sottoscritto di fronte all’alternativa di essere cacciato di casa. Sono certo converrete che abbia fatto la scelta giusta.
In realtà mi sono seduto su una sedia (ma il volume era quello di un concerto), perché ormai mi sono appassionato a questa squadra, ma soprattutto per vivere una serata in empatia totale con lui. Uno spettacolo nello spettacolo.
La fine la conoscete tutti.
Io invece ieri me lo immaginavo, in piena crisi depressiva post-trauma, intento ad ascoltare in loop Firenze Santa Maria Novella di Pupo.
No, aspè, questo lo fa spesso.
Lo so, non è una bella immagine.


