Our life is not a movie, or maybe
Rivelazioni
Into the wild again

Radio Free Europe

Cosa c'è di tanto clamoroso? Beh, ho avuto sempre grande ammirazione per le loro scelte artistiche, così anche per questa iniziativa. Nonostante l'aria da intellettualoidi che si sono dati ultimamente. Ah, scusate, avrei dovuto dire cosa ci fosse per me di clamoroso: il coraggio. Scusate se è poco.
Il terzo stato
Il ministero dei casi speciali
Vabbè, intanto vado a comprarmi una cosetta...
Argentina, 1976. La "guerra sporca'. la 'junta' militare, i primi 'desaparecidos'. Kaddish Poznan è l'unico fra gli eredi degli appartenenti alla Società dell'Impulso Generoso, che un tempo riuniva prostitute e ruffiani ebrei di Buenos Aires, ad ammettere le proprie origini di 'hijo de puta'. Gli altri discendenti dell'ignominiosa combriccola lo pagano perché penetri di notte nel cimitero ebraico a cancellare i loro ormai onorati cognomi dalle lapidi. Questa simbolica cancellazione del passato assume tragici connotati di realtà quando Pato, il figlio studente di Kaddish e di sua moglie Lillian, viene prelevato dalla polizia e scompare in un buco nero che sembra inghiottire ogni traccia della sua esistenza. Comincia così la ricerca dei due genitori, prima affannosa, poi estenuante, infine disperata, man mano che davanti ai loro occhi si dispiega l'agghiacciante realtà di una dittatura che cancella le persone come se non fossero mai esistite. Lungo il percorso i due si rivolgono in cerca di aiuto a una serie di personaggi già conosciuti che rivelano il loro vero volto: la moglie di un generale che culla tra le braccia un bambino rubato; il chirurgo plastico che offre a entrambi un naso nuovo e a Kaddish un'informazione che nessuno vorrebbe mai ricevere; un ambiguo prete cattolico e un rabbino spaventato e impotente; un "navigatore" testimone e complice dei "voli della morte"... Per approdare infine al Ministero dei casi speciali, luogo surreale, kafkiano, dove vanno a infrangersi le speranze dei parenti di tutti i desaparecidos.Questo romanzo è il primo dell'autore della fortunatissima raccolta di racconti "Per alleviare insopportabili impulsi". Nathan Englander racconta una storia terribile e carica di pathos, in una scrittura che si colloca nella tradizione di Gogol e I.B. Singer, mescolando il tragico all'assurdo, il comico al grottesco, con grande forza e profondissima umanità. [da Bol.it]Yogurt
Ice-cream eating mo fo.
So, the 2007 Best name for an ice-cream award goes to (trrrrrrrrrrrrr... ehm, sarebbe un rullo di tamburi): the Kinde'! Sì, scritto proprio così e messo ad indicazione di un invitante gelato. Non capendo il cartellino, chiedo:
- Mmh, che gusto è quello?
- Er Kinde'. C'è er cioccolato bianco, er cioccolato nero... come oovetto Kinde', no?!
Nostalgia, nostalgia canaglia, che ti prende proprio quando non vuoooi...
chevelodicoafare. vita logos. 1994.- Ho una, solo una giuro, cassetta di Queen.
- C’è anche 2Pac. Sì, proprio lui, il rapper.
- Per non parlare dei Poison. Neither the dogs, manco a li cani.
- Perché ci sono i Modena City Ramblers? Sicuramente qualcuno si è introdotto di nascosto in casa e...
- Ho una collezione a dir poco imbarazzante di gruppi metal. Shame on me.
- La perla: il primo disco di Gianluca Grignani... modestamònt.
- Oggesù, c’è Vasco Rossi.
- Vi ricordate di una canzone dei Babylon Zoo che non sia la loro orrenda Sapceman? Io no. Però ho il loro disco...
Per chi non lo avesse capito, questo è un blog
Non è che qualcuno avrebbe delle ore da prestarmi?
I now walk into the wild

Alla fatidica domanda su quale canzone avessi voluto scrivere, non cito mai i five against one di Seattle, perché non potrei mai immaginare la mia vita senza una loro canzone. Piuttosto vi risponderei Lua dei Bright Eyes, proprio con quella voce tremante di Conor Oberst. O Death Of An Interior Decorator dei Death Cab For Cutie... cose così, insomma.
What I want from you
Ci sono tesori che vorresti solo per te. Sarà per gelosia, egoismo, o solo perché hai paura di perderli.
Ci sono cose destinate a rimanere: le poesie di Rilke, il volo di Jurij Gagarin, la vittoria ai Mondiali. Alcune eterne solo per te.
La mia canzone dell’anno.
Rootless tree – Damien Rice [live, Roma - 19.07.07; in pratica, il mio primo post]
Indovina chi
Però potresti avere la fortuna di incontrare un volto amico, poter scambiare due parole, far passare più velocemente questo tempo.
(pause //)
Io: C-c-ciao! (Espressione tra lo stupito e lo scazzato) – Se, vabbè, qua-qua-qua-qua-quandooo
L: Come stai? Non ci vediamo da anni…
I: Eh, è vero... - E ci sarà pure un perché, no?…
L: Allora, come te la passi?
I: Me la cavo. – Se vabbè, “Io speriamo che me la cavo”... E tu?
L: Benissimo. Lavoro nell’agenzia di mio padre; guadagno duemila testoni al mese...
I: Aah, complimenti. – E me lo dici così? Duemila testate ti darei...
L: Allora, come sta Tizio? E Caio?
I: Non lo so proprio, non li vedo da molto tempo... - Ma tu guarda chi è andato a ripescare questo...
L: Invece tu che lavoro fai?
I: Beh, un lavoro da frustrato-derubato-sottomesso-sfruttato-malpagato-e-ti-amo-mari-ù-ù-ù-ù (Sorriso, espressione ammiccante e orgoglio insàid per la citazione "brillante") - Chissà se l’ha colta?!...
L: ? (Con un’espressione degna di Buster Keaton)
I: …
L: Vabbè, io devo andare. Ci vediamo...
I: A presto...
E mi lascia lì, con la mia citazione ed il mio orgoglio andati a male.
Senza il tempo per rivolgergli una fondamentale domanda.
Sì, ma tu, di preciso, chi cazzo sei?
There's a biiiiiiiig/ a big hard sun/ beaten on the big people/ in the big hard wooorld...
War, huh, yeah, what is it good for?

Nell’ultimo tour elettrico suonato nei palazzetti, i biglietti sono stati venduti tutti in due-minuti-e-quaratacinque-secondi. Più o meno la durata di un mio rapporto sessuale.
E quant’è vero iddìo, se quando arrivo al punto vendita non se ne trovano già più, perché qualche fottuto bagarino se li è accattati tutti in trentasette secondi (più o meno la durata di un suo rapporto sessuale), tiro fuori il lanciafiamme, e chi c’è c’è. Sarà una guerra.
Se non dovessi farcela, sappiate che, seppur a vario titolo, vi ho voluto bene.
In poche parole
A-a-abbronzatissimo
Vado qui. C'è tutto: la montagna e il mare.
Ma soprattutto, c'è LEI.
[photo dy dufresne]
Partirò con la macchina, insieme al mio amico P. Durante il viaggio prevedo che ci lanceremo in una delle nostre tipiche dotte conversazioni da principini dell'Ottocento, come quella di ieri sera: il sesso orale. Vabbè, vado a fare la valigia.
Arrivooooooooooooooooooooooooooooo
L'ombra del vento
Ho sempre avuto l'abitudine di arrivare verso la fine di un libro e passare tempi infiniti prima di decidermi a leggere le ultime pagine. Delle volte sono state ore, pomeriggi, nottate, giorni. Una volta il tempo impiegato a rileggerlo per la seconda volta. Fin lì, fino ad arrivare quasi alla conclusione. Non è che questo comportamento clinico accada per ogni libro. Solo quando mi trovo tra le mani parole che mi catturano completamente, che mi emozionano come solo poche cose nella vita possono fare. Ecco, per quei libri riservo questo comportamento che, evidemtemente, è sintomo del fatto che soffro di malinconia acuta. Nostalgia per una storia che diventa passato nel momento esatto che faccio scorrere i miei occhi sull'ultima parola. Così in tutti i modi mi sforzo di renderlo vivo, fin quando lo leggo, fin quando quel segno che lascio sarà lì ad aspettarmi, insieme alle pagine che mi rimangono. Chiudere il libro poi, è come relegare tutto ad un mondo che sarà per sempre mio, ma solo nei ricordi. Tutti noi ci portiamo dietro, nella coscienza, nel cuore, quello che abbiamo letto. E tutte quelle cose che ci hanno insegnato. Per primo a sognare.Tutto questo per dire che sto finendo di leggere L'ombra del vento.
Bansky

Vorrei che i muri di Londra, e non solo, si trasferissero qui.
Immagine in cornice
La copertina* ritrae Eddie che spazza il guano, perché quello sta facendo, sul campanile della Piazza del Duomo di Pistoia. Priceless. La grafica della copertina vintage è stata un'ottima scelta, è stupenda. Inoltre quella foto, così evocativa, credo rifletta pienamente lo spirito del dvd, quello di riprendere la band anche negli aspetti che non sono strettamente musicali, nei momenti vissuti lontano dal palcoscenico.
- your name is?
- pearl jam
- like the jam!
- yeah yeah... i don't know the meaning.
Priceless again.
* grazie a http://fuelfriends.blogspot.com/
Home sweet home
Domani mi aspetta una giornata all'Ikea, la mia amata Ikea*, che se avessi i soldi mi ci arrederei tutta la casa. Se avessi una casa. Mi riferisco ad una casa di proprietà; lo dico per quelli di voi psicorigidi come me che vi starete già immaginando il sottoscritto che vive sotto un ponte ed aggiorna il blog, chissà, da un internet point. Ok, scongiuri volgari assicurati dopo questa frase. Il vero problema in questo momento è però un altro: dovrò caricare sulla mia piccola (e mai come in questo momento mi è sembrata così piccola) seicento, 2 materassi, 4 grandi scatole in alluminio, un lampadario ed uno sgabello in legno. Domani dovrò pensare a come incastrare il tutto, probabilmente fallendo nel mio proposito e finendo con il legare i materassi citati sopra il tetto della macchina. Emigrant style.Touch me, I'm sick

Picture in a frame
E non accettare caramelle dagli sconosciuti!

Da qualche settimana ricevo degli sms da una gentile sconosciuta, ribattezzata dal sottoscritto chicazzè?. Così compaiono i suoi messaggi sul mio cellulare, come mittente chicazzè?. Non avendo lei ancora capito che li spedisce alla persona sbagliata, sere fa ho ricevuto l’avviso che mi sarebbe venuta a prendere per andare al mare la domenica alle 8:00. Allora, dico io, se dovessi venire a citofonarmi la domenica mattina alle otto, vuol dire che hai deciso di tentare la carta della metempsicosi, morire e reincarnarti in un altro essere più intelligente. Quattro sere fa mi spedisce invece un messaggio molto più interessante: “Shakespeare al Globe Theatre”. Incuriosito, leggo che in questi giorni una compagnia (che poi scoprirò bravissima) sta portando in scena Racconto d’Inverno.
Così ieri sera mi sono immerso in un mondo di magia, di drammi ed irriverente ironia interpretati da una compagnia che si presenta anche con balli, musica, canti e lacrime. Tutto questo ho trovato nello splendido teatro del Globe, ricostruzione fedele sul modello dei teatri elisabettiani nei quali Shakespeare in persona portava le sue opere: una meraviglia di legno e con il palco illuminato dalle stelle.
Dagli sconosciuti, le caramelle no. I consigli, sì.
Memories (like fingerprints)
ché poi le distanze ora posso
misurarle in centimetri
non hai futuro
mentre ora capisci che veramente
così intensamente stai vivendo solo ora
ché anche se il tempo a volte
non mi lascia spazio per respirare
mi rimane sempre quell’attimo per fermarmi
e pensare a quanto sono fortunato
ché poi rialzarsi dopo aver inciampato
non è mai stato così facile
ché la vita è sì complicata, ma si finisce
per rendesi conto di quanto
la felicità sia anche ridere per nulla
o un ricordo che si può solo capire in due
[photos by dufresne - se ci cliccate sopra potete vederle nella dimensione originale. come la solito, insomma. però è possibile farlo solo con le prime due, non chiedetemi perché]
Wish I was so serious, but I found Broken Social Scene

Where is my mind

E voi, pronti a cantare, urlare, saltare, ballare, ridere e piangere con me?
Masters of war
Quanto la vita in comune diviene inostenibile, si creano opere di riconciliazione nazionale, si tende ad unire, forzatamente ad unire un popolo, come sempre ignaro, oltre che diviso da odi antichi e recenti. Come può succedere tra curdi, sciiti, sunniti. Ecco, cosa c'è di meglio nell'inserire in una squadra di calcio etnie e confessioni diverse e far vincere questa squadra nella più prestigiosa competizione sportiva? Può essere un caso che avvenga proprio ora, può essere di no.
Io, oltre ad essere cacacazzi, ho imparato a dubitare.
Revisited
Ieri ascoltavo un vecchio disco, a dire il vero la sua ultima canzone, perché tra quelle note si nasconde una piccola storia. Oggi la scrivo, perché mi piace raccontarla. Il 17 maggio del 1966 Bob Dylan suona alla Free Trade Hall di Manchester, il celebre concerto che girava come bootleg suonato alla “Royal Albert Hall” (quando è stato stampato ufficialmente nel ’98 come vol.4 della “Bootleg Series” è rimasto infatti quel titolo). Quello era il periodo durante il quale Dylan stava operando la sua svolta musicale verso canzoni elettriche e blues, e dai testi con un contenuto meno sociale; santa svolta, io lo preferisco decisamente così. Quindi divideva i concerti in due parti, la prima con il set folk, la seconda molto più tirata; per tutti questi motivi non viveva un periodo di facili rapporti con il suo pubblico, che era diviso ogni serata tra il criticarlo e l’osannarlo... Il conecrto a Manchester non è stato diverso: verso la fine un ragazzo grida “Judas!” rivolto a Dylan e buona parte del pubblico lo applaude, quello che lo vorrebbe sempre ancorato alla sua chitarra acustica, alle canzoni folk. Dylan gli risponde “I don’t believe you... you’re a liar!”, suona qualche accordo, poi si gira verso il gruppo, ma i microfoni registrano comunque questo momento e lo immortalano per sempre, e lo esorta: “Play fuckin’ loud!”. E, mentre il gruppo si lancia in una fantastica e rumorosa versione di “Like A Rolling Stone”, Bob canta con un trasporto raro. Perché non si lasciava condizionare dagli altri, non cantava quello che la gente voleva, e si aspettava, da lui; noncurante delle contestazioni suonava la musica che sentiva salire dal suo stomaco. Alla fine solo applausi. Aveva ragione lui.Cazz, mi si è sputtanated il post prcedente...
Prima era Immagine nel telaio.
Sapevatelo.
